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Tutto quanto aveva per vivere

ac manifesto 2017 18

Il servizio è la gioia!

di Vincenzo Andrea Borriello*

Non si poteva trovare slogan più adatto: il servizio è la gioia. Infatti, una gioia piena e travolgente mi ha investito durante la partecipazione a questo campo di servizio, nel quale io e altri dodici ragazzi provenienti da tutta Italia, tra cui anche i vice-presidenti nazionali del Settore giovani Lucia Colombo e Michele Tridente e i consiglieri nazionali del Settore giovani Luisa Alfarano e Manuel Mussoni, ci siamo spesi nel fornire un aiuto alla mensa-dormitorio di Ostia, quartiere di Roma. Ma andiamo con ordine.

La partecipazione a questo campo è stata frutto di una Dio-incidenza, perché ho potuto iscrivermi nonostante fossero già conclusi da un pezzo i termini di adesione ed essere così rappresentante della diocesi di Napoli. Era segno che dovessi stare lì, a Roma, nel caldo d’agosto, perché il Signore voleva che lo incontrassi nei tanti volti sofferenti, speranzosi che poi effettivamente ho avuto modo di vedere. Prima di cominciare questa avventura, i due vice-presidenti ci hanno illuminato circa i significati delle parole “servizio” e “povertà”: il servizio è entrare in relazione con l’altro, avere uno sguardo attento sul prossimo, perché spesso le povertà sono invisibili ai nostri occhi. Nel vero servizio si cerca di valorizzare l’altro, di considerarlo come persona, con i suoi pregi – spesso nascosti da una maschera di dolore e insofferenza – le sue potenzialità, sogni e speranze. Bisogna quindi conoscere l’altro e fare ciò che è in nostro potere per valorizzarlo, per dargli quel calore che spesso la miseria, come un manto di ghiaccio, allontana e spegne. La povertà: ne esistono diverse forme ed è frutto di una società in cui sembra valere solo il paradigma della produttività, generando così una cultura dello scarto che, come ha sottolineato papa Francesco, è rappresentata dai tanti poveri che affollano le strade, le stazioni, o che spesso sono nascosti agli occhi talvolta indifferenti di chi ha qualche disponibilità economica in più. Per “caricarci” ancor di più è intervenuto don Tony Drazza, assistente del Settore giovani, che ci ha accompagnato fisicamente e spiritualmente in questa esperienza, incominciando proprio da una lectio sulla parabola del buon Samaritano: il Samaritano, colui che si mette a servizio del sofferente e bisognoso incontrato per strada, perdendo tempo, energie, denaro ed interessandosi sinceramente di lui; il Samaritano, colui che sospende il giudizio sulla persona che si trova davanti e lo soccorre, secondo le sue forze.
Noi ragazzi siamo stati chiamati ad essere Samaritani delle persone che abbiamo incontrato alla mensa/dormitorio della Caritas di Ostia: aldilà delle mansioni che abbiamo ricoperto – servizio in sala, in cucina, all’ingresso, alla linea del self-service, pulizie del magazzino e del giardino – ciò che abbiamo realmente fatto è stato toccare con mano i volti, conoscere tante storie, alcune più dolorose delle altre, alleviando con qualche battuta o semplicemente con un ascolto disinteressato la sofferenza di queste persone.
Non è semplice essere Samaritani, ci abbiamo provato, sapendo di essere sostenuti da Gesù e da Maria, che abbiamo pregato nelle Lodi mattutine e nella Compieta serale, ma soprattutto nella pausa pomeridiana, momento che si potrebbe definire “monte Tabor”, perché nella quiete della parrocchia S. Maria Stella Maris abbiamo potuto ristorarci fisicamente e spiritualmente, confidando a Gesù le nostre emozioni e presentandogli le tante persone incontrate. Momento davvero intenso è stato la veglia di preghiera del sabato, alla quale hanno partecipato pure alcuni ospiti del dormitorio, che ci hanno fatto comprendere come anche un semplice sorriso, un “buongiorno” od un “buon appetito”, sia stato per loro un giovamento.
Nello stile dell’Azione Cattolica, nell’ultimo giorno abbiamo fatto un momento di verifica finale, il cui valore aggiunto è stato la presenza di un operatore della Caritas romana, a voler significare la necessità di costruire una rete di solidarietà tra le diverse realtà.

In questo campo sono stati gettati diversi semi: quello del "servizio", che è innanzitutto relazione verso l'altro, è accoglierlo facendo del proprio cuore una "locanda aperta" con la quale alleviare il suo dolore, donandogli momenti di gioia, calore, amore; il seme dell' "ascolto", che spesso è una potente medicina che smorza la sofferenza; il seme dell' "umiltà", che porta a non sentirci migliori, solo perché magari abbiamo certe qualità e/o risorse economiche; il seme della "preghiera", che è una sorgente incessante presso cui ristorarsi e ricaricarsi, affinché le nostre azioni profumino di Lui; il seme della "gioia", quella che ti investe, che ti riempie, che ti sostiene nella fatica, che ti fa cogliere la bellezza delle piccole cose; il seme della "carità", che ti porta a fare tutto per amore Suo e con l'amore che Lui ti dà.
Spero che questi semi portino frutto nella mia vita. Auguro a tutti, amici dell'Azione Cattolica e non, di partecipare ad un'esperienza del genere, perché è una scuola di relazioni, che ti aiuta a cacciar fuori la parte migliore di te.

*giovane del Santuario Maria Santissima del Buon Consiglio - TdG