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Tutto quanto aveva per vivere

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Accompagnarsi

di Isabella Di Salvatore 

Sabato 7 maggio 2016 si è svolta presso il Museo Nazionale ferroviario di Pietrarsa la Festa diocesana degli incontri, occasione preziosa di ritrovo e di confronto per bambini, giovani e genitori.

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La festa ha rappresentato la destinazione del “viaggio” iniziato mesi fa e, allo stesso tempo, è stata un nuovo punto di partenza per tutti i partecipanti, arricchiti dal dono dell’esperienza dell’altro.

Dall’incontro con realtà diverse è scaturito un confronto positivo, che ha consentito di maturare e arricchire il senso di corresponsabilità di ciascuno.

Vivere da educatore un’esperienza come la Festa degli incontri ha consentito ai giovani, ancora una volta, di interrogarsi sui motivi che li hanno spinti intimamente ad intraprendere il proprio percorso di fede e di accompagnatori.

Essi si fanno dono per i più piccoli investendo il proprio tempo per loro, diventano missionari che si arricchiscono grazie alla vicinanza con chi ha tutto da imparare e che tutto insegna.

La scelta di accompagnare i bambini nel loro percorso di crescita implica da parte dei giovani una presa di coscienza delle proprie capacità acquisite ed affinate durante il cammino di formazione personale e comunitario; è una risposta ad una chiamata di vita non solo spirituale ma soprattutto concreta, che accompagna i piccoli in un percorso progressivo di crescita, autonomia e consapevolezza, insegnando il confronto con realtà diverse e la forza della collaborazione.

Se si ricerca su un dizionario della lingua italiana il verbo “accompagnare” si riscontrano due significati fondamentali: “seguire con la mano il movimento di un oggetto” e, in senso figurato, “essere nell’animo e nella mente di qualcuno”.

Gli educatori camminano insieme con i bambini facendosi testimonianza concreta e attiva, lasciandosi allo stesso tempo guidare da loro attraverso l’ascolto delle loro esperienze ed esigenze, attraverso l’apertura al confronto con la loro creatività e fantasia.

I più piccoli sono la fragilità e la debolezza, ma anche la forza e la ricchezza del futuro, la gioia del domani.

La decisione dei giovani di essere accompagnatori ed educatori si oppone energicamente e concretamente alla cultura che Angelo Bagnasco, presidente della Cei, nell’ambito della 58° Assemblea generale della Cei, in cui si è discusso di “Giovani e Vangelo: percorsi di evangelizzazione ed educazione”, ha definito come una “[...] cultura che instilla in loro la convinzione che nulla di grande, bello, nobile ci sia da perseguire nella vita, ma che ci si debba accontentare di un ‘qui ed ora’, di obiettivi di basso profilo, di una navigazione di piccolo cabotaggio, perché vano è puntare la prua verso il mare aperto”.

Essere guida per i bambini significa rappresentare la loro bussola e il loro porto sicuro, rendendoli abili naviganti, capaci di affrontare da soli il mare aperto.

Infatti è bene che il ruolo dell’educatore non sia assorbito passivamente, ma è di fondamentale importanza la creazione di un rapporto aperto al dialogo che conduca ad una sana catechesi esperienziale.

Occorre essere capaci di accompagnare con amore i più piccoli, di suscitare domande profonde, di spronarli a superare le loro difficoltà e valorizzare le loro potenzialità.

I giovani non devono essere soli nel loro cammino, l’entusiasmo è una componente fondamentale ma non basta, è necessario che seguano a loro volta percorsi formativi e che siano sostenuti principalmente dai pastori e dalle altre realtà educative del territorio.

L’esperienza diretta con i ragazzi fa sì che gli educatori crescano continuamente, si formino attraverso le domande e gli occhi curiosi di chi gli è stato affidato, imparino ad ascoltare, ad essere presenti.

Intraprendere tale percorso non è semplice per i giovani che spesso sono attanagliati dal dubbio di essere inadeguati a coltivare questo terreno così fertile come sono i bambini, capaci di recepire qualsiasi emozione e sensazione. I dubbi, le incertezze, la stanchezza che questa missione comporta sono ripagati pienamente dal sorriso, dallo sguardo e dall’abbraccio dei bambini che aspettano l’arrivo dell’educatore impazienti e gioiosi di stare insieme e fare esperienza della parola e della gioia di Gesù.

Ogni viaggio ha una partenza ed una meta ma il percorso che si attraversa cambia profondamente ogni viaggiatore. Il viaggio dei giovani che diventano accompagnatori missionari dei più piccoli si corona non solo con la crescita di questi ultimi ma anche e soprattutto con la maturazione di chi ha assistito pazientemente e amorevolmente tale percorso.