Menu principale:
Vita Associativa > Dimensione Sociale > Alfabeto Sociale
Bene comune
di Titty Amore
Pensando a quello che accade nel mondo e in particolare nella nostra città: i fatti di camorra, le tante illegalità e gli abusi quotidiani, le situazioni di ingiustizia e di povertà, sembra che è sempre più comune che il bene sia individuale e non comune.
Invece, secondo la dottrina sociale della Chiesa, il principio del bene comune si fonda sulla centralità dell’uomo e sulla salvaguardia della dignità e dell’inviolabilità della persona.
Il bene comune è inteso come” l’insieme di quelle condizioni della vita sociale che permettono sia alla collettività sia ai singoli membri, di raggiungere la propria perfezione più pienamente e più celermente”( Gaudium et Spes), è dunque il bene di tutti gli uomini e di tutto l’uomo.
Ogni uomo ha diritto alla vita, alla proprietà, al lavoro, alla libertà religiosa, alla tutela della privacy, alla verità di informazione, ma se persona è ogni uomo e fratelli sono tutti gli uomini della terra, a questi diritti di sempre si aggiungono anche altre problematiche da affrontare: la promozione dello sviluppo di tutti i popoli, la cooperazione tra Nord e Sud del mondo e del nostro Paese, la salvaguardi dell’ambiente.
Chi ha il dovere di perseguire il bene comune? Come afferma Giovanni Paolo II nell’enciclica Mater et Magistra “ il bene comune impegna tutti i membri della società: nessuno è esente dal collaborare a seconda delle proprie capacità”. Ciò significa che il bene comune compete allo Stato, che deve garantire e rendere accessibili i beni necessari: materiali, culturali, morali, spirituali, per poter condurre una vita veramente umana, ma dipende anche da ciascuno di noi, cosa non facile, perché richiede la ricerca costante del bene altrui come se fosse il proprio.
Il fine della società è, dunque , qualcosa di buono che si può ottenere solo con una mutua e ordinata collaborazione, che presuppone la capacità e la ricerca costante del bene altrui, bene comune non solo perché è ricercato e ottenuto insieme con la collaborazione di tutti , ma anche perché destinato a tutti, specie ai più deboli ( poveri, emarginati, immigrati, profughi, persone o popoli privati dei diritti fondamentali).
La comunità cristiana, nella realizzazione del bene comune, è responsabile perché si crei un ambiente favorevole in cui esercitare la politica. Perché ciò avvenga è necessario formare la coscienza dei giovani e degli adulti educando ad uno stile di vita rispettoso del bene comune, attraverso percorsi formativi adeguati, esperienze di volontariato e di servizio nei confronti delle tante forme di povertà e di partecipazione attiva alla vita del proprio territorio e della propria città.