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Tutto quanto aveva per vivere

ac manifesto 2017 18

La giusta esperienza: l'ACR riflette a Bari!

Per crescere un bambino ci vuole un villaggio intero”. Questo proverbio africano indica come un ragazzo abbia bisogno non solo dei genitori  per crescere ma di tutta la comunità in cui vive: educare, formare e crescere richiedono esperienza, “la giusta esperienza”. Ed è proprio questo il titolo del seminario nazionale organizzato dall’Azione Cattolica dei Ragazzi che si è svolto nella diocesi di Bari-Bitonto il 23 e 24 novembre, al quale hanno partecipato oltre quattrocento educatori di tutta Italia (in tre della nostra diocesi).

Il seminario ha posto l’accento su come quello che noi (educatori-genitori-comunità) viviamo possa essere utile ed importante per i ragazzi che, giorno per giorno, guidiamo verso Cristo. Ogni intervento del seminario si è rivelato un importante bagaglio da portare sempre dietro, un po’ come si fa con lo spazzolino da denti, perché ogni “testimone” è stato capace non solo di farci entrare nella psiche del bambino ma anche di farci comprendere quali siano i comportamenti più adatti da assumere, sia all’interno del gruppo sia al di fuori: ciò che conta è l’atteggiamento con cui ognuno di noi si pone nei confronti del ragazzo, il quale deve sentirsi sempre accettato e libero di essere se stesso.

Infatti, uno dei nostri compiti è quello di accendere nel ragazzo l’immaginazione, quell’immaginazione che può guidarlo verso Cristo, poiché solo essendo curiosi e desiderosi di “diventare altro” troviamo il giusto coraggio per accogliere il Vangelo nella nostra vita; “questa curiosità, dobbiamo accenderla con l’aiuto dell’esperienza” dice Don Claudio Nora. L’esperienza, quindi, è il motore che ci permette di annunciare la Parola in modo diretto, perché non è una metodologia precisa da applicare, ma è l’insieme delle nostre azioni vissute - alla luce di Cristo - con chi vogliamo bene. Se facciamo nostra la Parola, allora vuol dire che siamo capaci di tradurla in azioni… l’importante è mettere in pratica gli insegnamenti, viverli.

Questi insegnamenti, però, devono essere dati al bambino dall’intera comunità e non solo dal catechista o dall’educatore. La comunità, non dovrebbe essere solo un gruppo di persone che partecipano insieme alla messa, bensì un insieme di persone che collaborano per “fare” la parrocchia, che altrimenti sarebbe vuota e sterile. Se il bambino è incoraggiato e incentivato dall’intera comunità, i suoi passi saranno più decisi e fermi perché si sentirà accolto e soprattutto si sentirà sicuro nel percorrere quella strada; in più, avrà tanti tipi di esperienze a cui appoggiarsi. Dobbiamo ricordarci che la comunità dovrebbe essere costituita anche dalle famiglie, il cui ruolo è fondamentale, poichè è all’interno della famiglia che il bambino riceve le prime educazioni e, se essa è viva e presente nella comunità, allora anche il ragazzo parteciperà con più gioia alla vita cristiana; dopotutto, i primi “formatori” ed Educatori sono stati proprio gli Apostoli di nostro Signore, molti dei quali erano padri di Famiglia (Don Paolo Sartor).

I comportamenti assunti dai ragazzi, spesso, dipendono da come hanno vissuto la loro infanzia, i primi anni di vita; pertanto, Massimo Diana (filoso e formatore) ha ricordato che è importante trovare un giusto equilibrio in ogni rapporto: sia in famiglia, sia con tutti coloro che concorrono all’educazione del bambino/ragazzo.  Attaccamenti troppo forti impediscono al bambino di fare le giuste esperienze di crescita per uno sviluppo completo della personalità.

L’AC in generale, e l’ACR in particolare, non è solo una scelta di vita, ma è un’esperienza che può aiutare tutti a sentirsi più vicino alla realtà di Cristo, è un’esperienza educativa interna alla comunità stessa che ci rende responsabili  delle azioni e dei rapporti che ogni giorno costruiamo e che riempiono la nostra Vita, perché parafrasando Il Piccolo Principe: essere responsabili significa Creare dei legami e creare dei legami significa rendere Unico ogni rapporto.