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di Titty Amore



E’ lunga ed attuale la storia delle violenze, degli abusi, dell’ emarginazione, delle costrizioni al silenzio che sulle donne si sono perpetuate nei secoli e nel nostro tempo, ma sono anche esperienze acquisite le lotte e le conquiste che le donne hanno fatto per il riconoscimento della loro dignità e dei loro diritti.

Attuale e significativa è la Lettera alle donne di Giovanni Paolo II - scritta in prossimità della IV Conferenza Mondiale sulla Donna tenuta a Pechino- in cui sono affrontati i problemi e le prospettive della condizione femminile nel nostro tempo, il tema della dignità e dei diritti delle donne. Il genio femminile è necessario in tutte le espressioni della vita sociale, afferma Giovanni Paolo II, è questo un appello e una sfida ripresa anche da Benedetto XVI nei suoi ultimi discorsi.

Riconoscere il genio della donna significa prendere in considerazione non solo quelle donne ritenute “ grandi”, anche se sono molte: regine, fondatrici di ordini monastici, poetesse, cantanti, registe, attrici, scrittici, scienziate e imprenditrici, molte di loro sono certamente ancora da riscoprire e da valorizzare, ma è nella quotidianità che va individuato il genio della donna che è madre, sposa, lavoratrice.

Le donne che ci hanno preceduto e quelle di oggi che in ogni angolo della terra continuano- senza riconoscimenti ufficiali e senza onori della cronaca- a vivere, intessere relazioni, a sopportare i pesi e le gioie della vita, devono essere aiutate a credere al genio che è in loro, a sentirsi parte viva della storia e ad assumersi tutte le responsabilità.

Questa “ non storia”, questa invisibilità, questo sostenere la fatica quotidiana del vivere, della maternità, della sofferenza, della solidarietà, deve essere portato fuori dall’ombra.

Troppe volte oggi assistiamo ancora allo sfruttamento delle donne e le vediamo trattate come oggetti destinati a soddisfare la sete di potere di altri; vediamo sottovalutato e ridicolizzato il ruolo di moglie e di madre; nel lavoro e nella vita professionale in molti casi il ruolo della donna viene definito come una caricatura dell’uomo e numerose sono le discriminazioni.

Questi problemi, poi, si ingigantiscono quando parliamo di donne di paesi in via di sviluppo e di donne immigrate ancora troppo umiliate ed emarginate.

Il miglioramento della condizione femminile non può essere dissociato dalla lotta alla povertà, dalla tutela della salute e dall’impegno educativo, per questo siamo chiamati, ciascuno in un modo diverso, ad operare quotidianamente sulle vie dell’educazione, della cultura, della solidarietà, della politica per incidere e cambiare.

In questa opera certamente grande è la responsabilità della donna credente che come afferma Benedetto XVI “ il segno della donna è più che mai centrale e fecondo (...). Le donne svolgono un ruolo di massima importanza nella vita ecclesiale (...) contribuendo in modo unico a manifestare il vero volto della Chiesa, sposa di Cristo e madre dei credenti”.


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