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Tutto quanto aveva per vivere

ac manifesto 2017 18

Per l'uomo e a servizio dell'uomo

logodi Vito Gurrado*

Il Convegno ecclesiale di Firenze è ormai alle porte. Un importante appuntamento per tutta la Chiesa e per il nostro paese, perché rappresenterà, così come quelli lo hanno preceduto, un’occasione di confronto, di lettura della realtà, di discernimento comunitario, di progettazione comune del cammino che ci attende nei prossimi anni. Una preziosa opportunità per aiutare la Chiesa a ripensarsi nella logica del Vangelo e rinnovarsi in continuità con il cammino indicato dal Concilio. Una possibilità per offrire una testimonianza credibile per la vita delle nostre comunità. È in questa prospettiva che le «cinque vie» che sono state scelte come ambiti di riflessione del Convegno acquisteranno pienezza di senso, soltanto se saranno assunte a fondamento dell’azione pastorale a tutti i livelli.

In primo luogo uscire: un forte richiamo missionario della Chiesa e dei fedeli. Appare importante individuare nuovi linguaggi ed efficaci strumenti che sappiano intercettare le domande e le difficoltà delle persone. L’obiettivo è di accompagnare gli uomini e le donne che i cristiani incontrano nell’agire quotidiano alla ricerca costante del dialogo e del confronto. Per questo, occorre riscoprire e praticare con rinnovato impegno un nuovo stile di cittadinanza, fatto di presenza consapevole, di partecipazione responsabile, di coinvolgimento fraterno che diventi dono di sé. È quindi necessario saper operare per cambiare le situazioni di ingiustizia, testimoniando la speranza e la fraternità. In una città sempre più plurale, occorre che tutti i credenti sappiano sviluppare non solo il senso di appartenenza a una comunità, ma soprattutto siano in grado di assumersi responsabilità verso questa comunità.

Poi annunciare: comunicare e condividere il nostro incontro con Colui che ci rende gioiosi, e che ci mette in condizione - come una necessità che si impone - di donare quanto gratuitamente abbiamo ricevuto. Tale condivisione si deve realizzare in ogni ambito della vita quotidiana, in modo ordinario, nei rapporti interpersonali tessuti in ogni tipo di ambiente, nel rispetto della dignità dell'altro. La famiglia è il primario luogo di annuncio e di reciproca testimonianza: luogo di esperienza di Vangelo vissuto, luogo di educazione alla fede e all'umanesimo. In essa si sperimenta anche la prima forma di vita sociale. La credibilità dell'annuncio a tutti i livelli esige poi una testimonianza di carità e onestà in tutti gli ambiti della vita umana. Questo va contemperato con la percezione della propria fragilità e inadeguatezza che non può costituire un limite all'annuncio, ma al contrario è il fondamento dello stesso: sperimentare continuamente la misericordia di Dio ci mette in condizioni di annunciarlo con verità agli altri e di renderli partecipi della stessa esperienza di accoglienza e di perdono.
Altra via abitare: la vita sociale è una dimensione costitutiva dell’uomo, del suo essere con e per gli altri. Ogni essere umano esprime ricchezze e bisogni. Come portatore di risorse egli dispone di sé per gli altri. Come portatore di bisogni è aperto ai contributi degli altri. La socialità prende così le forme della cooperazione e della solidarietà. A garanzia di un bilanciato rapporto tra persona e società, la solidarietà deve essere coniugata con la sussidiarietà. La prima evita lo sbilanciamento in senso individualista; la seconda modula l’intervento solidale all’effettivo bisogno dei destinatari, senza sostituirsi ad essi. La società non è finalizzata a sé stessa, ma alle persone che la costituiscono. Ciò è possibile attraverso il perseguimento del bene comune. La cosa pubblica non è qualcosa di estraneo al cristiano; al contrario lo coinvolge in una responsabilità di ordine sociale e morale, che non può essere delegata. È necessario inventare nuove forme di impegno civile per conservare e sviluppare il primato della persona.
E ancora educare: riguarda tutti e tutta la vita, anche se vi sono percorsi specifici per ogni età. Educare significa aiutare a trovare il senso della vita e nel contesto attuale interessa tante agenzie (dalla famiglia alla scuola, dai gruppi giovanili alle associazioni, alle parrocchie...) e assume contenuti e significati molteplici. Educare vuol dire responsabilità di costruire la comunità; educarsi e, quindi, formazione permanente; trasmettere una vita, un'esperienza; testimonianza dell'essere, prima del dire e del fare. Comunicare da persona a persona; farsi compagni di strada di bambini, giovani, coppie, famiglie, anziani, prendendosi cura di loro; aiutare a scoprire la vita come vocazione, che diventa servizio, carità; comunità educante rispetto all'individualismo e al soggettivismo dilagante; uscire dai propri confini di Chiesa, associazione, parrocchia.
E infine trasfigurare: è la via trasversale alle altre vie, portare il Divino nell’umano e l’uomo verso il Divino. Ecco la via che può manifestare la bellezza di essere cristiani in tempi segnati da un senso di smarrimento, crisi, incertezza e delusione. Noi credenti dobbiamo avvertire l’urgenza di trasfigurare il mondo portando la presenza di Dio in noi e fra di noi, condividendo con ogni uomo le gioie, i dolori, le sofferenze, l’esclusione, la solitudine. Possiamo realizzare questo, se percorriamo le periferie esistenziali delle nostre città, consapevoli del tesoro che portiamo nel cuore: il nostro incontro con Gesù risorto e vivo. La nostra vita deve poter contribuire a trasfigurare il quotidiano, il lavoro, gli ambienti di vita, la qualità delle relazioni con gli altri.
Ecco allora che uscire, annunciare, abitare, educare, trasfigurare non saranno ridotti a concetti teorici lontani dalla realtà o termini nuovi associati a prassi tradizionali, se tutta la Chiesa italiana nella sua interezza, le comunità parrocchiali, le famiglie, le associazioni, i movimenti sapranno fare di esse le strade da percorrere per incrociare la vita delle persone, per lasciarsi interrogare realmente dalle storie e dalle situazioni di vita. Le strade lungo cui uscire incontro agli uomini e alle donne del nostro tempo, abitare con loro le fatiche e le gioie della quotidianità dando forma a una vita pienamente umana, annunciando a tutti coloro che si incontrano lungo la strada la speranza che nasce dallo scoprire la propria umanità radicata in Cristo Gesù e aiutando ciascuno a vedere nella propria quotidianità le ragioni della gioia, della gratitudine e della lode al Signore. L’auspicio è allora che il Convegno possa realmente rappresentare una nuova sfida da raccogliere per divenire sempre più Chiesa estroversa, che abbia al centro l’uomo - tutto l’uomo e tutti gli uomini - preoccupata unicamente della possibilità che ogni uomo trovi la pienezza alla quale è chiamato e che non smette di cercare.

*Presidente diocesano dell’Azione Cattolica e delegato al Convegno ecclesiale di Firenze per la Chiesa di Napoli