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ManifestoUnitario2016 17

Annunciare, una delle cinque vie verso l'umanità nuova

logodi Francesco Del Pizzo*

Annunciare cosa? Annunciare chi? Dove annunciare?
Nell’imminenza del convegno ecclesiale di Firenze (9-13 novembre 2015), una delle cinque vie scelte per la riflessione e l’azione socio-pastorale dalla Chiesa Italiana per i prossimi anni, corrisponde al verbo annunciare.
Verbo che segue quello di uscire e precede quello di abitare: ad indicare un moto ed una dimensione tipica di un umanesimo incarnato «che offre risposte concrete alle sfide odierne», orientato verso la concretizzazione e la sintesi dinamica tra verità e vissuto (cf. traccia per il cammino verso Firenze In Gesù Cristo il nuovo umanesimo).

L’asse verbale uscire-annunciare-abitare costituisce l’ossatura del credente chiamato ad essere messaggero e figura, ad educare e trasfigurare, a vivere il senso del mistero che si esplica attraverso il «rapporto intrinseco tra fede e carità» percorrendo la via della preghiera e dei sacramenti. Non è neanche un caso che l’educare preceda il trasfigurare: il convegno sarà, in questo senso, un laboratorio in cui riflettere, alla luce dei tempi e delle trasformazioni sempre in corso, sull’identità tanto personale quanto ecclesiale, perché anche istituzionalmente e liturgicamente nasca un’autentica verifica della «qualità della presenza cristiana nella società, i suoi tratti peculiari e la custodia della sua specificità. A noi, popolo delle beatitudini che si radica nell’orazione di Gesù, è chiesto di operare nel mondo, sotto lo sguardo del Padre, proiettandoci nel futuro mentre viviamo il presente con le sue sfide e le sue promesse, con il carico di peccato e con la spinta alla conversione».
Così le cinque vie vanno lette, secondo il principio esplicitato anche nell’enciclica Laudato sì del “tutto è connesso”: sarebbe fuorviante voler percorrere le vie parallelamente e non intersecate per affermare quell’ umanesimo “prismatico” «dove solo dall’insieme dei volti concreti, di bambini e anziani, di persone serene o sofferenti, di cittadini italiani e d’immigrati venuti da lontano, emerge la bellezza del volto di Gesù».
E ancora: «Gesù ha guardato alle donne e agli uomini che ha incontrato con amore e tenerezza, accompagnando i loro passi con pazienza e misericordia, nell’annunciare le esigenze del Regno di Dio» (Sinodo dei Vescovi 2014 – XI Congregazione generale, Relatio post disceptationem del Relatore generale, card. Péter Erdö, n. 12).
Da questo si intuisce la risposta alle domande iniziali: si annuncia il Regno, si annuncia il Vangelo in città, frontiere e periferie, un annuncio che genera uno stile testimoniale secondo lo stile di Gesù, il vero protagonista dell’annuncio. Lui è il primo messaggero, Lui è il primo a “passare di città in città”, Lui è il primo evangelizzatore! Ed è la fede in Lui che «genera una testimonianza annunciata non meno di una testimonianza vissuta».
L’annuncio, in questa prospettiva, risulta essere il cuore della vita cristiana e socio-ecclesiale, poiché costituisce il termine della relazione tra credenti e della complessa rete delle relazioni sociali. Ecco allora spiegata la preoccupazione-sollecitazione della traccia, in merito proprio alla via dell’annuncio «Le nostre Chiese sono impegnate da decenni in un processo di riforma dei percorsi di iniziazione e di educazione alla fede cristiana. Il Convegno di Firenze è il luogo in cui verificare quanto abbiamo rinnovato l’annuncio – con forme di nuova evangelizzazione e di primo annuncio; come abbiamo articolato la proposta della fede in un contesto pluriculturale e plurireligioso come l’attuale». Una preoccupazione-sollecitazione aperta e dinamica, che forse stenta a trovare risposte, poiché si tratta di attualizzare, senza rinvii, il messaggio di liberazione e di redenzione di Cristo: annunciando il Vangelo, la Chiesa, ed ogni credente, «attesta all’uomo, in nome di Cristo, la sua dignità e la sua vocazione alla comunione delle persone; gli insegna le esigenze della giustizia e della pace, conformi alla sapienza divina» (Catechismo della Chiesa Cattolica, 2419).
L’annuncio precede ogni testimonianza, poiché procede dall’ascolto, annunciando ciò che si è ascoltato e testimoniando chi si è ascoltato determina logiche di relazione virtuose e dialogiche, nonché una presenza consapevole e responsabile in ogni comunità-città. In definitiva e non può essere altrimenti il cuore di ogni via è il Vangelo, la necessaria sintonia e coerenza tra cultura e Vangelo, tra vita e Vangelo. L’annuncio-relazione è la chiave per rileggere i tempi in cui viviamo, per sostituire ai rapporti iperteconologici e virtuali i rapporti tra volti che si guardano e mani che si intrecciano. Appunto secondo lo stile del Vangelo!

*Presidente AC – parrocchia “San Ciro a Portici”, professore presso PFTIM sez. S. Tommaso Napoli [http://www.francescodelpizzo.it]