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Rallegratevi ed esultate

ManifestoUnitario2016 17

Abitare, una delle cinque vie verso l'umanità nuova

logodi Giuseppe Irace*

“Abitare” è una delle cinque tracce del Convegno di Firenze. “Abitare” rinvia subito all’incarnazione ( “il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi”). Il contenuto della traccia è riferito alla cittadinanza attiva e all’impegno politico.

La politica è quell’impegno per il quale Papa Francesco ci ha detto che è un “obbligo per un cristiano immischiarsi”. Più in dettaglio: “Coinvolgersi nella politica è un obbligo per un cristiano. Noi cristiani non possiamo giocare da Pilato, lavarci le mani.
Dobbiamo immischiarci nella politica, perché la politica è una delle forme più alta della carità perché cerca il bene comune. I laici cristiani devono lavorare in politica. Lei mi dirà: non è facile.

Ma non lo è neanche diventare prete! La politica è troppo sporcata ma è sporcata perché i cristiani non si sono mischiati con lo spirito evangelico. Facile dire colpa di quello... ma io cosa faccio? Lavorare per il bene comune è dovere di cristiano” (Papa Francesco all’incontro con le Comunità di vita cristiana).
Perché Papa Francesco usa proprio il verbo “immischiarsi”? A mio avviso, non a caso: il verbo rimanda subito all’immagine evangelica del sale nella pasta, che in piccole dosi serve a dare sapore, ma anche alle conseguenze dell’insipienza. E qui ci viene in aiuto il suo predecessore: “ ... Rinnovo l’appello perché sorga una nuova generazione di cattolici, persone interiormente rinnovate che si impegnino nell’attività politica senza complessi d’inferiorità. Tale presenza, certamente, non s’improvvisa; rimane, piuttosto, l’obiettivo a cui deve tendere un cammino di formazione intellettuale e morale che, partendo dalle grandi verità intorno a Dio, all’uomo e al mondo, offra criteri di giudizio e principi etici per interpretare il bene di tutti e di ciascuno. Per la Chiesa in Italia, che opportunamente ha assunto la sfida educativa come prioritaria nel presente decennio, si tratta di spendersi nella formazione di coscienze cristiane mature, cioè aliene dall’egoismo, dalla cupidigia dei beni e dalla bramosia di carriera e, invece, coerenti con la fede professata, conoscitrici delle dinamiche culturali e sociali di questo tempo e capaci di assumere responsabilità pubbliche con competenza professionale e spirito di servizio. L’impegno socio-politico, con le risorse spirituali e le attitudini che richiede, rimane una vocazione alta, a cui la Chiesa invita a rispondere con umiltà e determinazione”. (Benedetto XVI alla 46a Settimana Sociale, 14 ottobre 2010). Se Papa Benedetto parla di “nuova generazione” è perché probabilmente la precedente non ha avuto le caratteristiche che lui individua per un corretto servizio politico.
Ma c’è di più. “Obbligo”: perché Francesco usa questa espressione così forte che ci richiama alle nostre responsabilità e soprattutto alle nostre omissioni? Probabilmente perché la politica è la strada principe per rispondere al richiamo del Convegno di Firenze: “un nuovo umanesimo”. La politica come via per porre l’uomo al centro, soprattutto l’uomo sofferente, il povero. Per intenderci: in un contesto nel quale i servizi non funzionano, e chi può li acquisisce con danaro o con clientele, i veri esclusi, gli “scarti”, sono i più deboli, gli ultimi.
Per essere più chiari, è evidente che le azioni di volontariato sono essenziali e possono essere un segno. Ma solo segno. In concreto: una parrocchia può proporre un doposcuola a 5, 10, 50 bambini in difficoltà. Ma è solo la politica che potrà offrire una scuola funzionante, magari con un’apertura pomeridiana e quant’altro. Analogamente, a quante persone una Caritas potrà offrire un posto per dormire? Ma solo la politica può creare le condizioni affinché tutti abbiano una casa. A quante persone anziane o malate, e per quanto tempo, un’associazione può dare assistenza? Solo la politica può creare le occasioni per un’assistenza domiciliare adeguata. E, ancora, solo la politica può gestire il problema dei profughi, creare le condizioni affinché si creino posti di lavoro e così via esemplificando.
Forse per questo è “obbligo” per un cristiano. E’ obbligo formarsi alla luce della dottrina sociale della Chiesa e formare giovani e famiglie in questa direzione. Qui nasce l’interrogativo: quali laici si è pensato di formare negli ultimi decenni? Quelli sognati dal Concilio? O, di fatto e certamente con retta intenzione, si è ritenuto, con le tante “scuole”, di formare “operatori pastorali”: catechisti, liturgisti, animatori di gruppi, coristi … Ma non laici.
È un “obbligo” incidere sui processi culturali piuttosto che subirli. Da ciò l’urgenza di scelte pastorali che sappiano offrire alle persone, al di là dell’età anagrafica, percorsi formativi permanenti e strutturati per laici adulti nella fede e capaci di essere presenza significativa e testimoniante nel “mondo che cambia”.
Infine, è “obbligo” per un cristiano discernere se abbia una vocazione specifica all’impegno politico diretto e per la stessa comunità accompagnare quello che dovrebbe essere un percorso vocazionale. Certo, le cose non cambieranno con le sempre più diffuse lamentazioni sui social. Chiunque abbia un minimo di esperienza educativa sa che, all’opposto, bisogna “buttarci il sangue” (il riferimento al martirio non è casuale) avendo la consapevolezza che il risultato è incerto. Sicuramente è difficile: un giovane che oggi, da cristiano, si impegni in politica, magari nell’amministrazione locale di certi Comuni della nostra provincia, è un eroe. Solo chi non conosce alcuni contesti può immaginare il contrario.
Non si creda a chi sostiene che “la politica rovina le persone”: la politica è semplicemente un “amplificatore”, nel bene come nel male. In realtà, chi abbia un’innata inclinazione al male sbaglierà comunque: facendo politica o qualsiasi altra attività.
Per concludere, la Traccia di riflessione del Convegno di Firenze In Gesù Cristo il nuovo umanesimo e, in particolare, la via dell’ Abitare potrà avere efficacia nella misura in cui sappia indirizzarci verso una fede incarnata. Questo è l’auspicio con il quale offriremo un contributo ai lavori.

*delegato al Convegno di Firenze per la Chiesa di Napoli, facilitatore di Gruppo per la traccia “Abitare”