immagine sito ac1

Tutto quanto aveva per vivere

ac manifesto 2017 18

Misericordia per il Natale

presepe1

Il Natale è Misericordia: è la Misericordia di Dio nei confronti dell’umanità, che si rivela nell’Incarnazione e rende ragione del principio fondativo di ogni discorso sociale e di ogni azione cristianamente intesa, vissuta ed operata nella Carità, per la costruzione del Bene Comune.
Con il Natale l’uomo non ha più scappatoie, non può non più vedere in chi gli è difronte l’immagine vivente di Dio stesso: un uomo che riceve «una incomparabile ed inalienabile dignità» e che diventa la via privilegiata da percorrere. L’uomo diventa più uomo nella misura in cui si rende consapevole di questa dignità e la riconosce e la concretizza nella relazione con chiunque «prossimo o lontano, conosciuto o sconosciuto, e soprattutto nel povero e nel sofferente» (cf. CDSC, 105).

La dignità è il valore universale del Natale e dunque la cifra della misericordia, che può essere e diventare valore sociale da tutti condivisibile: il papa nella bolla di indizione del Giubileo Misericordiae Vultus scrive «Non cadiamo nell’indifferenza che umilia, nell’abitudinarietà che anestetizza l’animo e impedisce di scoprire la novità, nel cinismo che distrugge. Apriamo i nostri occhi per guardare le miserie del mondo, le ferite di tanti fratelli e sorelle privati della dignità, e sentiamoci provocati ad ascoltare il loro grido di aiuto».
L’Incarnazione del Figlio di Dio manifesta l’uguaglianza di tutte le persone quanto a dignità: «Non c’è più giudeo né greco; non c'è più schiavo né libero; non c’è più uomo né donna, poiché tutti voi siete uno in Cristo Gesù» (Gal 3,28; cfr. Rm 10,12; 1 Cor 12,13; Col 3,11). Dignità che rende possibile la crescita comune e personale di tutti nell’edificazione della Casa Comune fondata sulla radicale uguaglianza e fraternità fra gli uomini aldilà di razza, Nazione, sesso, origine, cultura, classe … Ciò ancor più vero nei rapporti tra i popoli e gli Stati chiamati a tutelare i diritti fondamentali ed inalienabili di ogni vita umana e a riconoscere condizioni di equità e parità quale presupposto di progresso e di pace (cf. CDSC, 144-145), per far fronte a quella “guerra a pezzi” che stiamo vivendo.
Il Natale non è, così, diseguaglianza e non è dipendenza. Non è diseguaglianza tra l’opulenza di tavole imbandite ed ingorde e i Lazzari da noi impoveriti e costretti alle briciole. Non è dipendenza dalle tante schiavitù della tecnocrazia; non è l’asservimento all’economia cieca, assoluta e senza etica che miete vittime; non è il guadagno facile della criminalità organizzata che si sostituisce allo Stato; non è il gioco d’azzardo legalizzato dei centri scommesse … non è il silenzio di comunità ecclesiali e civili che non denunciano e si arrendono all’adagio “del cosa possiamo farci noi” o “del tutto è perduto”.
In tutto questo non c’è dignità e non c’è alcun Natale. Il Natale non è resa, se non a Dio che si fa uomo, per ricordare che proprio l’uomo attraverso la sua umanità è la Bellezza di questo mondo. Misericordia per il Natale è allora la misericordia di Dio per l’uomo e con l’Incarnazione la misericordia dell’uomo per l’uomo, chiamato a riconsiderare e ricostruire relazioni ecologiche ed autentiche, relazioni pulite e originali. Un uomo chiamato ad aver cura di se stesso, dell’Altro del Creato, catturato non dalle luci psicodeliche e non dai profumi narcotici e melassati di un buonismo ad horas, ma dalla luce di una umile mangiatoia e dall’odore di fieno, che ricorda a ciascuno di noi il senso della dignità, che si radica, paradossalmente, in un Dio umile ed ultimo. È il motivo per cui la misericordia per il Natale è misericordia per gli ultimi, per gli esclusi, per la miseria spirituale e materiale di ogni uomo. È misericordia per la famiglia naturale, che genera ed educa uomini e donne ad una umanità responsabile e solidale.
Natale è il dialogo di Dio con ogni uomo, negarlo vorrebbe dire minare le basi della pace sociale, della pacifica convivenza, vorrebbe dire prestare il fianco a fondamentalismi e offrire l’occasione a populismi e demagogie di ogni sorta. La dignità che si manifesta con e nel Natale è un valore ed un principio che appartiene all’uomo ed all’umanità indistintamente. Il Natale è in definitiva la necessità di ogni cittadino e cristiano al dovere della denuncia di ogni sopruso e ogni negazione di libertà ed offesa di dignità.
Il Natale non è ipocrisia, il Natale è Amore, verità, giustizia, carità. Amore, verità, giustizia, carità non sono per un giorno – il 25 dicembre, troppo facile! – , sono il tempo ed il vivere di ogni cristiano.
In quest’anno in cui l’Azione Cattolica vive il suo anno associativo, contemplando l’icona della Visitazione (Lc, 1 39-56) siano i versetti del Magnificat motivo di riflessione e misericordiosa conversione ha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzato gli umili; ha ricolmato di beni gli affamati,ha rimandato i ricchi a mani vuote (Lc, 1 52-53).

Francesco Del Pizzo