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Tutto quanto aveva per vivere

ac manifesto 2017 18

Nella misericordia il bene comune

del pizzoQuesta rubrica intende offrire uno spaccato di riflessione sulla realtà e sullo stile dell’ essere misericordiosi: l’occasione è quella del Giubileo straordinario indetto da papa Francesco per il prossimo anno definito appunto Giubileo della misericordia.

Il Giubileo, così come si legge nella bolla di indizione Misericordiae Vultus, si pone «come tempo favorevole per la Chiesa, perché renda più forte ed efficace la testimonianza dei credenti», allora il primo punto è: quale testimonianza rendono della misericordia credenti e laici?

 

A questa domanda, che vuole essere un esame di coscienza personale e collettivo, fanno eco le parole di Paolo VI, che anche Francesco richiama nella bolla, ricordando che l’apertura del Giubileo ricade nel cinquantesimo anniversario della conclusione del Concilio Ecumenico Vaticano II «vogliamo piuttosto notare come la religione del nostro Concilio sia stata principalmente la carità … L’antica storia del Samaritano è stata il paradigma della spiritualità del Concilio … Una corrente di affetto e di ammirazione si è riversata dal Concilio sul mondo umano moderno. Riprovati gli errori, sì; perché ciò esige la carità, non meno che la verità; ma per le persone solo richiamo, rispetto ed amore. Invece di deprimenti diagnosi, incoraggianti rimedi; invece di funesti presagi, messaggi di fiducia sono partiti dal Concilio verso il mondo contemporaneo: i suoi valori sono stati non solo rispettati, ma onorati, i suoi sforzi sostenuti, le sue aspirazioni purificate e benedette … Un’altra cosa dovremo rilevare: tutta questa ricchezza dottrinale è rivolta in un’unica direzione: servire l’uomo. L’uomo, diciamo, in ogni sua condizione, in ogni sua infermità, in ogni sua necessità».
C’è un intimo legame tra carità e misericordia che si realizza nei rapporti e nelle relazioni interpersonali di cura e prossimità, in altri termini in quella politica virtuosa, ma anche reale, che secondo Paolo VI è, appunto, la forma più alta della carità.
Da qui nasce il secondo punto cioè la riflessione sul contributo di laici e credenti misericordiosi alla costruzione del bene comune.
La parola e il concetto di misericordia mettono a disagio l’uomo di oggi come già Giovanni Paolo II aveva ricordato nell’Enciclica Dives in Misericordia del 1980, ponendo l’attenzione sullo sviluppo tecno-scientifico in grado di soggiogare e dominare la terra, dominio che sembra “non lasci spazio alla misericordia”. L’attenzione, in linea con la Gaudium et Spes, ricorda ancora S. Giovanni Paolo II, è, allora, sulle contraddizioni del nostro tempo e di un mondo alquanto schizofrenico o ambiguo, che si «presenta oggi potente e debole, capace di operare il meglio e il peggio, mentre gli si apre dinanzi la strada della libertà o della schiavitù, del progresso o del regresso, della fraternità o dell’odio» (Cost. past. sulla Chiesa nel mondo contemporaneo Gaudium et Spes, 9: AAS 58 [1966], p. 1032).
In questo contesto sono chiamati ad operare uomini misericordiosi con politiche misericordiose, meglio ancora la misericordia è politica, nel senso che è quello stile di vita necessario a garantire la giustizia nella condivisione dei beni del Creato che sono per tutti e non per qualcuno. L’oltraggio al creato – che appunto si manifesta attraverso il preteso dominio dell’homo oeconomicus sulla natura e su ogni creatura – è la violenza più cruenta che si possa fare a se stessi ed alla propria dignità oltre che la sfida più oltraggiosa alla pace sempre più minacciata da una insopportabile divaricazione tra ricchi e poveri.
Il percorso che la politica, dunque, il bene comune, può cercare di seguire è quello di coniugare la misericordia nel tempo contemporaneo, dandole il volto dell’attenzione e della cura per chi non ha pane da mangiare ed acqua a sufficienza a garantire neanche i livelli minimi di nutrizione e benessere.
La contemporaneità ci sollecita: l’Expo 2015, l’evento mediatico più seguito da decenni, ha come concept “Nutrire il pianeta, Energia per la Vita”, quindi la riflessione sulle necessità primarie di ogni uomo - quali un’alimentazione sana e sufficiente per tutti gli abitanti del pianeta Terra - e di conseguenza sugli enormi squilibri tra popolazione atavicamente denutrite che muoiono letteralmente per la fame e popolazioni che all’opposto muoiono per eccesso di nutrizione in società in cui lo spreco di cibo è all’ordine del giorno.
Ancora la misericordia è la necessità di restituire dignità a chi è spogliato o depredato o sfruttato nel suo lavoro, la necessità di dare accoglienza a chi fugge da guerre e persecuzioni, di ridare speranza a chi nella sofferenza spirituale e corporale non trova motivo per continuare a vivere e lottare.
La misericordia è una categoria profondamente sociale, poiché coinvolge totalmente il nostro essere per gli altri ed in questo si realizza il bene comune, che, come afferma la Dottrina Sociale della Chiesa, è la dimensione sociale e comunitaria del bene morale.