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Rallegratevi ed esultate

ManifestoUnitario2016 17

Progetto Carcere

Allora il re dirà a quelli che stanno alla sua destra: Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla fondazione del mondo. Perché io ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, carcerato e siete venuti a trovarmi. Allora i giusti gli risponderanno: Signore, quando mai ti abbiamo veduto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, assetato e ti abbiamo dato da bere? Quando ti abbiamo visto forestiero e ti abbiamo ospitato, o nudo e ti abbiamo vestito? E quando ti abbiamo visto ammalato o in carcere e siamo venuti a visitarti?  Rispondendo, il re dirà loro: In verità vi dico: ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l'avete fatto a me.

(Matteo 25, 34-41)

 

"Avete preso parte alle sofferenze dei carcerati" (Eb 10, 34)

 

Nel settembre del 2008, un gruppo di adulti di Azione Cattolica, tra cui alcuni consiglieri diocesani, accogliendo l'invito rivolto all'associazione da don Franco Esposito, responsabile della pastorale carceraria di Napoli, di fare incontri di formazione cristiana in carcere, dopo un periodo di formazione specifica sulla realtà degli istituti di pena, ha iniziato il suo servizio tra i detenuti di Poggioreale. Si tratta di un piccolo gruppo iniziale che ha definito con l'Ufficio diocesano di Pastorale carceraria e con il consiglio diocesano di AC il Progetto carcere e che nel tempo cresce. Ogni anno altri soci di AC si affiancano ai volontari già impegnati a Poggioreale e incontrano ogni settimana gruppi di detenuti presso i padiglioni Avellino, Firenze e Napoli, e percorrere insieme un cammino di formazione cristiana e celebrare la messa la domenica.
Il progetto prevede anche la presenza periodica in carcere del consiglio diocesano e delle associazioni parrocchiali per l'animazione delle celebrazioni eucaristiche domenicali.
In carcere incontriamo persone provate che soffrono non solo per la reclusione, ma anche per il dolore che la loro condizione provoca ai familiari. In genere, si tratta di persone povere, soprattutto povere culturalmente. Spesso il pensiero dell'Arcivescovo di Napoli, il card. Crescenzio Sepe, è rivolto ai poveri, ai senzatetto, a chi ha un lavoro precario, ai tanti disoccupati storici e a chi ha perso il lavoro per la recente crisi economica, ai mille e mille immigrati, spesso soli in terra straniera, sfruttati e vilipesi, alle famiglie che non riescono ad arrivare a fine mese, ai minori di cui nessuno si prende cura e che rischiano di finire nelle maglie della criminalità organizzata, ai carcerati e alle loro famiglie. Dinanzi a tante povertà, avverte l'Arcivescovo, non è possibile restare indifferenti. E la Chiesa napoletana – e l'AC che ne è parte – vuole essere accanto ai poveri. Anzi vuole farsi povera con i poveri. Anche perché sa che l'affamato che cerca il pane, l'assetato che chiede l'acqua, lo straniero che implora ospitalità, il carcerato che attende di essere visitato è Cristo Gesù. Si va in carcere, allora, convinti di ciò. Si va lì per mettere il proprio cuore accanto a quello dei detenuti, per seminare speranza e fiducia nel Signore, per annunciare un vangelo di misericordia e di liberazione. Lì si incontrano persone che soffrono, per le quali si vorrebbe fare tanto, molto più di ciò che si riesce a fare. Si torna a casa con un carico di sofferenze che resta nella memoria e nel cuore, che segna i propri giorni e la propria preghiera, e impegna ancora di più per il futuro.

 

 

Antonio Spagnoli - referente diocesano - e il gruppo di volontari in carcere

 

 Scheda Progetto Carcere

Leggi l'articolo di Antonio Spagnoli sulla situazione dei penitenziari

Leggi l'articolo dell'Osservatorio Romano: "Il Vangelo dietro le sbarre" - l'annuncio missionario in carcere
Leggi l'articolo del SIR: "Carceri al collasso" - per fortuna non manca l'aiuto dei volontari