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Tutto quanto aveva per vivere

ac manifesto 2017 18

Riflessione sulla situazione dei Penitenziari

Pienamente consapevole della vergognosa situazione delle carceri italiane, sul cui tema era già intervenuto più volte in passato con accorati, ma inascoltati, appelli, in occasione della sua visita a Poggioreale di fine settembre, il Presidente Napolitano annunciò che a breve avrebbe inviato alle Camere un suo messaggio per richiamare l’attenzione dei parlamentari sulla drammatica situazione dei penitenziari. E puntuale è giunto l’8 ottobre scorso.

Il Capo dello Stato, Giorgio Napolitano, ne parlò ai detenuti e al personale di Poggioreale, nel corso della sua visita al penitenziario napoletano, carcere che ospita circa 2.700 detenuti, dove potrebbero viverne, in condizioni umane più o meno accettabili, non più di 1.400, e dove i detenuti restano chiusi ad oziare 22 ore al giorno nelle celle, ambienti angusti in cui non possono nemmeno stare in piedi tutti contemporaneamente e dove le condizioni igieniche sono senza ombra di dubbio precarie.

Il filmato realizzato alcuni mesi fa dall’associazione Antigone - disponibile all’indirizzo web http://www.youtube.com/watch?v=n8OuNoTN9_k  -, mostra l’interno del carcere napoletano e delle celle e fornisce un’idea alquanto precisa dell’inferno che questa casa circondariale rappresenta per i detenuti, per i loro familiari in visita e per chiunque entri nel penitenziario anche solo per lavoro o per attività di volontariato.

Situazioni choc presenti un po’ dovunque nelle carceri italiane, che mettono a dura prova l’effettivo rispetto della dignità umana dei reclusi, nonché il grado di civiltà del nostro Paese, che non riesce ancora a tener fede agli impegni assunti con la sua Costituzione repubblicana verso chi vive in Italia.

Il Parlamento, scrive il Presidente, affronti «in tempi stretti l’emergenza» e prenda atto dell’ «inderogabile necessità di porre fine, senza indugio, a uno stato di cose che ci rende tutti corresponsabili delle violazioni contestate all'Italia dalla Corte di Strasburgo». Corte europea che ha condannato più volte negli ultimi tempi il nostro Paese perché la mancanza evidente di spazio personale per ciascun detenuto costituisce un trattamento inumano e degradante e rende il carcere luogo infernale di tortura, dove vengono sospesi i diritti più elementari delle persone, che la Convenzione europea colloca accanto allo stesso diritto alla vita. «E tale violazione dei diritti umani – scrive il Presidente alle Camere – va ad aggiungersi, nella sua estrema gravità, a quelle, anche esse numerose, concernenti la durata non ragionevole dei processi».

Il sovraffollamento, per giunta, finisce per incidere «in modo assai negativo sulla possibilità di assicurare effettivi percorsi individualizzati volti al reinserimento sociale dei detenuti», vanificando così i possibili effetti positivi della pena carceraria e frustrando «il principio costituzionale della finalità rieducativa della pena», dichiarato nell’art. 27 della Costituzione.

Entro maggio 2014 l’Italia deve adeguarsi alle richieste UE e procedere ad una sostanziale modifica della drammatica situazione carceraria, in assenza della quale la Corte di Strasburgo procederà ad esaminare i numerosissimi ricorsi proposti contro l’Italia e, presumibilmente, ad accoglierli, vista la precedente sentenza in materia.

Spetta al Parlamento, ricorda infine il Presidente, adottare i rimedi – ordinari,  come il ricorso più frequente alle pene alternative al carcere, o la riduzione dell’aria applicativa della detenzione cautelare, o una incisiva depenalizzazione dei reati, per i quali la previsione di una sanzione diversa da quella penale può avere una efficacia di prevenzione generale non minore, e straordinari, come l’amnistia o l’indulto, con l’esclusione dei reati di particolare gravità e allarme sociale – più adatti per affrontare e risolvere la terribile questione del sovraffollamento nelle carceri, ma è inderogabile «la stringente necessità di cambiare profondamente la condizione delle carceri in Italia». Ciò, scrive Giorgio Napolitano nel suo messaggio, «costituisce non solo un imperativo giuridico e politico, bensì in pari tempo un imperativo morale. Le istituzioni e la nostra opinione pubblica non possono e non devono scivolare nell'insensibilità e nell'indifferenza, convivendo - senza impegnarsi e riuscire a modificarla - con una realtà di degrado civile e di sofferenza umana come quella che subiscono decine di migliaia di uomini e donne reclusi negli istituti penitenziari».

Un «dovere costituzionale» che trae «forza da una drammatica motivazione umana e morale ispirata anche a fondamentali principi cristiani».

Che fine farà il messaggio del Presidente alle Camere?

I timori che possa cadere nel vuoto li nutre lo stesso Napolitano, poiché egli stesso scrive, in apertura del testo, «della non felice esperienza di formali "messaggi" inviati al Parlamento dal Presidente della Repubblica senza che ad essi seguissero, testimoniandone l'efficacia, dibattiti e iniziative, anche legislative, di adeguato e incisivo impegno». Tuttavia, stavolta, proprio per la drammaticità del tema, c’è da augurarsi che, a differenza del passato, questo accorato appello non resti inascoltato.

Antonio Spagnoli

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