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Informazione
di Antonio Spagnoli
Qualche tempo fa, lessi su un quotidiano la notizia della violenza subita da una studentessa da parte di un gruppo di compagni di scuola. Sfogliai anche altri quotidiani dello stesso giorno, ma non vi trovai quella notizia. Evidentemente, le redazioni di quei quotidiani non l’avevano ritenuta importante e non le avevano riservato neanche un piccolo spazio all’interno del giornale. Di conseguenza, quel fatto, per i lettori di quei giornali, è come se non fosse mai accaduto. Qualche tempo dopo, tutti i quotidiani pubblicarono, alcuni in prima pagina, la notizia della violenza sessuale perpetrata da un giovane immigrato, ai danni di una donna in una città del Nord Italia.
È il gioco dei media, si dirà. I giornali sono prodotti commerciali e in prima pagina, come in quelle interne, finisce ciò che è più all’ordine del giorno, quel che si vende meglio! D’altra parte, si dirà ancora, le redazioni dei giornali devono pur selezionare, tra l’enorme quantità di notizie che ricevono, quelle da pubblicare e scartare quelle che ritengono ordinarie. Capita, però, che se i giornali, in un determinato periodo, danno solo le notizie di violenze commesse da immigrati, com’è accaduto nel caso citato, nel tempo si diffonderà o si rafforzerà l’idea, certamente infondata, che a compiere violenze sulle donne sono solo gli immigrati. Analogamente, ciò si verifica anche per tante altre questioni. Così, ad esempio, a leggere i quotidiani degli ultimi mesi, sembrerebbe che le scuole siano piene solo di insegnanti incapaci, in balia di giovani bulli videomaniaci. Certo, i quotidiani ci raccontato fatti gravi e diffusi, ma questi non possono costituire l’unica chiave di lettura della realtà giovanile o del mondo della scuola, come invece sembrerebbe leggendo i giornali.
Ai lettori, allora, è chiesta la capacità di leggere con grande senso critico i giornali, ma anche di richiamare il mondo dell’informazione alla sua enorme responsabilità nella corretta formazione delle opinioni. E alla stampa d’ispirazione cattolica, di colmare i “deficit” d’informazione.