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Don Filippo Luciani: un “padre” dal cuore buono
“Il giusto sarà sempre ricordato” (Salmo 111)
Pur avendo frequentato assiduamente don Filippo Luciani solo da pochi anni, tuttavia ho potuto sperimentare come la sua cultura, la sua apertura agli altri, la sua maturità, disponibilità e discrezionalità erano pari solo alla sua profonda umiltà. E chi lo ha conosciuto bene sa che qualsiasi incarico gli sia stato affidato nel corso degli anni, lo ha vissuto sempre con competenza e impegno. Ma, al di là dei numerosi incarichi ricoperti nei suoi cinquantadue anni di sacerdozio, - Assistente provinciale delle ACLI, Parroco a S. Maria del Soccorso all’Arenella, insegnante di religione, Rettore del Seminario Maggiore Arcivescovile, Vicario episcopale per il laicato, Assistente diocesano dell’Azione Cattolica… - don Filippo è stato soprattutto un “padre” spirituale per intere generazioni di preti e di laici. La sua casa era un continuo via vai di persone che si affidavano alla sua cura spirituale. Con serenità e nel rispetto del “passo” di ciascuno, aiutava tutti a percorrere la strada che conduce all’essenziale e ad essere fedeli al battesimo ricevuto in dono.
Con la sua vita ha insegnato che “partecipare alla passione di Cristo… - come disse in occasione di un recente ritiro spirituale – significa anche saper vivere le nostre responsabilità con quell’atteggiamento profondo di donazione, di gratuità, di sacrificio; e sacrificio non è quando mi faccio fare qualunque cosa perché non so reagire; è, invece, quando, nell’amore, nell’amicizia, nella fede cristiana, in qualunque relazione tra due persone, io riesco a mettere qualcosa che sa di donazione, che sa di gratuito, che sa di generosità…”
Nutriva un’attenzione particolare per i cosiddetti “lontani”, in pratica per quelle persone “dalle quali- amava dire – noi siamo lontani”. Egli, in realtà, intendeva porre l’accento sulla responsabilità e sull’impegno per i credenti, preti e laici, a ridurre o, meglio, ad azzerare quella “distanza”.
E a proposito della vita della comunità ecclesiale, amava ripetere che “a volte diamo risposte a domande che nessuno pone”, volendo porre l’accento sull’urgenza di comprendere davvero e a fondo le esigenze e i bisogni reali delle persone del nostro tempo per essere annunciatori efficaci del vangelo.
In occasione di un ritiro spirituale, presentando il brano di Emmaus, disse che i due discepoli “con entusiasmo vanno dagli apostoli, raccontano tutto: la loro non è la gioia di chi ha cambiato un poco idea, come spesso facciamo noi, ma la profonda serenità di chi di nuovo ha messo la propria vita su un altro binario; è quella gioia per cui non dovremmo mai permetterci di vivere nella tristezza e nell’angoscia. Nella nostra testimonianza cristiana, in famiglia, in parrocchia, nel mondo del lavoro e altrove, dovremmo sempre avere questa mentalità della gioiosità”. E, grazie a questa gioia che lui possedeva, era capace di creare un clima cordiale e familiare con qualsiasi persona e nelle più svariate circostanze.
Aveva uno spiccato senso dell’umorismo e sempre pronta la battuta giusta. Se avesse potuto parlare, sono certo che anche il giorno del suo funerale avrebbe fatto una di quelle sue argute battute capaci di risollevare l’umore e far superare un momento di tristezza o d’imbarazzo…
Don Filippo Luciani è morto il 24 marzo scorso. Il giorno del suo funerale, celebrato nella chiesa dove era stato parroco, gremita fino all’inverosimile di persone di ogni età che lo hanno conosciuto e amato, si toccava con mano il cordoglio generale. Si aveva davvero la percezione che con la sua morte la chiesa di Napoli si impoveriva non poco e che un “padre” dal cuore buono sarebbe mancato a tanti figli spirituali. Ha dato tanto ad un numero incredibile di persone, soprattutto ha insegnato molto grazie alla sua pregevole testimonianza di vita cristiana.
Antonio Spagnoli
(Tratto da Nuova Stagione, 6 aprile 2003 e Ianuarius.Rivista diocesana di Napoli, 3-4, marzo-aprile 2003, pp. 304-305)
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