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Laicità
di Giuseppe Bottalico
I termini laici e laicità sono diventanti all’improvviso di moda nel dibattito culturale e politico italiano. Purtroppo ancora si usano detti termini nell’accezione più riduttiva. Si definiscono laici coloro che non si riconoscono in una determinata religione, perché non credenti, o perché, essendo uomini di scienza, vogliono affermare la libertà del proprio agire da qualsiasi interferenza dalle fede. In nome della “laicità delle istituzioni universitarie” è stato impedito a Papa Benedetto XVI di pronunciare all’Università La Sapienza il famoso discorso d’apertura dell’anno accademico. Questo modo di ragionare si può sintetizzare nell’immagine della separazione: una cosa sono le istituzioni scientifiche, politiche, culturali,…(definite laiche) che devono fissare regole di vita e di convivenza civile senza intromissione di campo da parte delle istituzioni religiose, altro è la Chiesa che si deve preoccupare della salvezza delle anime. In parole povere le istituzioni laiche si preoccupano del corpo, la Chiesa dell’anima! Ciò che più mi preoccupa è la constatazione che anche i cristiani ragionano con questa logica della separazione, con la conseguenza del ripiegamento dell’impegno cristiano nella sola sfera del culto. Ma si può separare corpo dall’anima? S. Paolo non ci diceva che il corpo è il tempio dello Spirito? Non è forse più giusto parlare di “distinzione” del piano civile da quello religioso? I laici cristiani, ovvero battezzati, sono consapevoli che nel lavoro devono acquisire competenze tecniche che non trovano iscritte nella Bibbia, o nel Catechismo della Chiesa cattolica, perché la realtà del lavoro, per volontà dello stesso Creatore, ha delle regole proprie che si sono sviluppate nel tempo. È vero invece che il cristiano non vive a compartimenti stagni, quando è presente nella comunità del lavoro non mette in soffitta i suoi valori di riferimento (la giustizia, la fraternità, il rispetto dell’altro,…): proverà invece a vivere con coerenza la sua fede, nel dialogo con chi la pensa diversamente da sé.