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Titty Amore



Nell’Italia Meridionale, la metà degli immigrati presenti nel sud Italia vive, studia e lavora a Napoli. Uomini e donne che quotidianamente si trovano ad affrontare numerosi problemi: quello della casa, della sanità, dell’istruzione, del lavoro, situazioni spesso drammatiche e aggravate ancora di più dalla diffidenza, dai pregiudizi e da atteggiamenti di poca attenzione e rispetto. Questa realtà presente nella nostra città non va affrontata solo come una emergenza o come un problema di ordine pubblico e di sicurezza, ma necessita di modi per costruire percorsi di accoglienza, di reciprocità, di integrazione, di cittadinanza e di diritti. Gli immigrati non sono da considerare soggetti passivi, bisognosi di assistenza, di carità sociale, ma soprattutto PERSONE con diritti e doveri e come tali, soggetti che possono dare il proprio contributo alla città che li ospita e che è anche la loro città.

La strada da percorrere per una reale integrazione degli immigrati è ancora tanta, ma rappresenta un’affascinante sfida: passare da una società multirazziale a una società multiculturale.

Integrazione non vuol dire solo avere tra le mani un documento che non faccia incorrere in rigori della giustizia, ma vuol dire avere una casa, un lavoro, un luogo dove pregare ed un cimitero dove essere sepolti, una scuola dove educare i propri figli, il tutto da realizzare insieme, con la dovuta apertura mentale e nella logica dell’accoglienza reciproca.

L’inclusione sociale degli immigrati è la meta a cui tendere, ma che dovrà caratterizzare il lavoro di tutti e di ciascuno secondo le proprie competenze.

Innanzitutto siamo tutti coinvolti come comunità ecclesiale, come associazioni e movimenti, come famiglie, genitori, insegnanti ed educatori in un impegno educativo. La sfida per il futuro, antica e sempre nuova, è educare alla tolleranza, alla solidarietà, all’accoglienza, all’interazione.

Educare le giovani generazioni a progettare la propria vita, potremmo dire, “mai senza l’altro”, come servizio, come incontro con l’altro, come accoglienza dell’altro: altro che ha un altro sesso, un’altra lingua, un altro colore di pelle, un’altra religione, un’altra cultura.

Questo, d’altronde, è dettato dagli articoli 2, 3 della Costituzione e dalla nostra stessa fede cristiana (Es. 22.20, Matteo 25,35). Ma è anche vero che, perché si realizzi inclusione, sono necessarie leggi adeguate, interventi istituzionali come reali risposte ai bisogni degli immigrati e questo è compito delle istituzioni preposte. Se ci fossero leggi giuste, senza una cultura dell’accoglienza che diventa prassi e stile di vita a poco servirebbero e viceversa.

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