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Tutto quanto aveva per vivere

ac manifesto 2017 18

Carissimi ragazzi e giovanissimi di Ac, grazie!

cop“Oggi (25.12.2015 ndr] in carcere durante le tre messe e in settimana in alcuni gruppi di catechesi abbiamo letto alcuni dei numerosi biglietti di auguri dei gruppi Acr e gvss. L'accoglienza, come puoi immaginare, è stata fantastica. Tonino”.

Questo è parte di un messaggio che il coordinatore del progetto Carcere Antonio Spagnoli ci ha inviato il pomeriggio di Natale per ricordarci che la mattina i ragazzi e i giovanissimi di Ac si erano fatti volto di misericordia facendo visita ai carcerati.

Nello spirito del Giubileo, come suggerito da Papa Francesco nella bolla di indizione del Giubileo “Misericordiae Vultus” e indicato anche dal nostro Vescovo nella sua ultima Lettera pastorale “Dar da bere agli assetati”, i ragazzi e i giovanissimi dell’Azione cattolica di Napoli hanno fatto esperienza in questo Avvento della sesta opera di misericordia corporale: fare visita ai carcerati.

Un itinerario prodotto dalle equipe diocesane Acr e Settore Giovani con l'aiuto prezioso di don Giuseppe Rinaldi, nostro assistente unitario, ha accompagnato i gruppi nel rapportarsi con i concetti di "colpa", "misericordia", "giustizia"; da queste riflessioni i ragazzi e i giovanissimi hanno prodotto dei bigliettini di auguri che dagli amici del progetto carcere sono stati portati il giorno di Natale ai nostri amici carcerati. In questo modo abbiamo fatto loro visita!

Un grazie alle parrocchie che hanno creduto insieme con noi che anche i ragazzi e i gvss potessero farsi volto di misericordia! Si replica in Quaresima! Per essere misericordiosi come il Padre!

Riportiamo a seguire un articolo scritto da Tonino che raccoglie emozioni e sensazioni di questo incontro tra i ragazzi e i giovanissimi e gli amici del carcere di Poggioreale.

 

«Carissimi ragazzi e giovanissimi di Ac, grazie!...»

Lettera in risposta agli auguri inviati alle persone detenute

Napoli 25 dicembre 2015.

Carissimi ragazzi e giovanissimi, grazie! Grazie a voi tutti dell’Ac di Napoli, ragazzi, giovanissimi ed educatori, a nome dei tanti amici detenuti a Poggioreale che hanno ricevuto i vostri biglietti di auguri di buon Natale. Con gli altri volontari di Ac presenti in carcere, ho mostrato a tutti i vostri biglietti di auguri e poi li abbiamo letti durante gli incontri di formazione cristiana, nei gruppi che animiamo, e al termine delle messe celebrate il giorno di Natale in carcere. Sappiate che i vostri auguri sono piaciuti a tutti. Eccone alcuni.

«Caro amico», scrive Gaia, «con questo biglietto ti voglio regalare tanta felicità e speranza per un buon Natale da trascorrere anche con le nostre parole. Spero che tu possa uscire presto dal carcere per vivere con le persone a te care e con tutto il loro affetto. Buon Natale».

«Caro amico», scrive Domenico, «che Gesù ti aiuti sempre e ti dia tanta gioia. Auguri».

«Caro amico, con questo biglietto», scrive Anna Maria «voglio dirti che non sei solo e che c’è gente che ti vuole bene e ti sostiene. Spero che questo Natale per te sia speciale e che tu possa viverlo con gioia e speranza. Non sentirti solo, sii felice e non avere rancori. Buon Natale».

«Spero stiate bene», scrive Sveva, «e sappiate che non vedo l’ora di crescere e venirvi a trovare. Auguri di buona Natale».

Parole semplici, le vostre, ma chiare e belle.

Parole che hanno commosso chi le leggeva e chi le ascoltava. E tutti i detenuti hanno chiesto a noi volontari di ringraziarvi, mentre a stento trattenevano le lacrime di commozione per la felicità di sapere che fuori dal carcere, per loro, ci sono non solo parole brutte, ma anche parole fraterne, direi filiali, e di amicizia.

Queste vostre parole, lo so bene, scaturiscono da idee chiare. Tutti sapete quanto sia vero che nessuno è giusto qui sulla terra, solo Dio è giusto, solo lui è buono. Nessuno, dunque, si senta migliore di chi sta in carcere, perché nessuno lo è, siamo tutti accomunati dal peccato, abbiamo tutti bisogno della misericordia di Dio Padre, del suo perdono. Insomma, tutti sappiamo che nel cuore e nell’intimo di ciascuno c’è del bene, ma c’è anche tanto male. Nel nostro cuore, come in quello di chiunque. E tutti guardiamo agli altri senza presumere di essere noi i giusti e gli altri gli ingiusti.

Così, le parole che diciamo, le parole che scriviamo sono parole semplici che esprimono questi sentimenti. E questi sentimenti sono quelli più graditi, perché più veri, a chi soffre. Anche perché così, chi ascolta, chi legge queste parole sa di avere dei fratelli accanto che gli vogliono semplicemente bene e che non si permettono minimamente di farsi giudici nei loro confronti…

Insieme ai ringraziamenti, i detenuti che abbiamo incontrato nei gruppi ci hanno chiesto di dirvi alcune cose.

La prima cosa che ci hanno chiesto di dirvi è di andare a scuola e di studiare tanto. Di non lasciarla, la scuola, prima del tempo.

«Dici a questi giovanissimi e a questi ragazzi: “andate a scuola e imparate a leggere e a scrivere e imparatelo bene”», ha detto Michele. «Se sto in carcere», ha continuato, con un velo di tristezza sul volto, «è anche perché non so fare niente, non ho mai imparato granché, e appena ho potuto, non ho più frequentato la scuola. Non so leggere bene, ho difficoltà a capire quello che leggo, e non ho un “mestiere”… che darei per tornare indietro!»

«Se qualcuno incontra difficoltà a scuola, digli di non arrendersi, digli che deve subito chiedere aiuto ai grandi, agli educatori, ai suoi genitori, magari agli stessi maestri e professori, o ai compagni di scuola o agli amici del gruppo in parrocchia, ma non si arrendesse», ha concluso Michele.

«E poi», ha aggiunto Ciro, « digli  di stare vicino ai loro compagni di classe, soprattutto a chi incontra delle difficoltà, è importante fargli sentire l’amicizia. Offrire loro aiuto con affetto e delicatezza

La seconda cosa che ci hanno chiesto di dirvi è di amare i vostri genitori. «A volte», ha detto Franco, «anche i genitori possono sbagliare…chi non commette errori?... ma noi non siamo i giudici dei nostri genitori, siamo i loro figli, e gli dobbiamo volere bene, dobbiamo essere grati a loro per la vita che ci hanno donato e per la dedizione con cui si prendono cura di noi ogni giorno. Anche i nostri genitori hanno bisogno di un nostro gesto di affetto, di un bacio, di un abbraccio, di un nostro grazie…»

«Diciamoglielo», ha concluso Franco, «di tanto in tanto che gli vogliamo bene. E Natale è il momento giusto per dirglielo.»

E, infine, hanno pregato e si sono impegnati a pregare ancora il Signore per tutti voi, ragazzi, giovanissimi ed educatori, affinché «il Signore vi conservi sempre belli e semplici come siete ora e vi doni la sua grazia e la sua gioia che è per sempre», e vi chiedono di pregare per loro e per le loro famiglie, in particolare per i loro figli, che soffrono tanto per la mancanza del papà.

E allora grazie, cari giovanissimi amici, e grazie cari educatori di Ac, che state accanto a loro come angeli custodi.

Buona Natale a tutti voi.