immagine sito ac1

Tutto quanto aveva per vivere

ac manifesto 2017 18

#lapaceèdicasa: vinci l’indifferenza e conquista la pace!

12373358 10208628594220597 5733663137282523100 n

Dio non è indifferente! A Dio importa dell’umanità, Dio non l’abbandona! All’inizio del nuovo anno, vorrei accompagnare con questo mio profondo convincimento gli auguri di abbondanti benedizioni e di pace, nel segno della speranza, per il futuro di ogni uomo e ogni donna, di ogni famiglia, popolo e nazione del mondo, come pure dei Capi di Stato e di Governo e dei Responsabili delle religioni. Non perdiamo, infatti, la speranza che il 2016 ci veda tutti fermamente e fiduciosamente impegnati, a diversi livelli, a realizzare la giustizia e operare per la pace. Sì, quest’ultima è dono di Dio e opera degli uomini. La pace è dono di Dio, ma affidato a tutti gli uomini e a tutte le donne, che sono chiamati a realizzarlo. Con queste parole inizia il Messaggio del Santo Padre per la 49^ Giornata mondiale della Pace che festeggeremo il prossimo 1 Gennaio e che ha come titolo “Vinci l’indifferenza e conquista la Pace”.Fin dall’inizio della sua riflessione, Papa Francesco, con il suo stile chiaro e diretto, inchioda tutti con un concetto molto semplice, elementare quasi: è vero che la pace è un dono di Dio, ma l’uomo è chiamato a metterci la faccia per realizzarla! Se vogliamo, ancora più forte in tal senso è il titolo scelto, in cui i verbi “vinci” e “conquista” hanno per soggetto un “tu” che è ciascuno di noi…

Questo terzo messaggio di Papa Francesco per la Giornata mondiale della pace, che cade il primo giorno del nuovo anno nella solennità di Maria, madre di Dio, si pone in continuità con gli altri due. Nel suo primo messaggio  “FRATERNITÀ, FONDAMENTO E VIA PER LA PACE” il Santo Padre rilanciava ad un mondo stanco, diviso, indifferente, un concetto molto semplice: gli uomini non sono tante isole felici, ognuna per fatti suoi, ma gli uomini sono fratelli, ciascuno responsabile della vita dell’altro. Solo riscoprendo questa verità, è possibile realizzare la pace. L’anno successivo, Francesco continuava a battere sul concetto: nel messaggio “NON PIÚ SCHIAVI, MA FRATELLI”, dopo aver fatto un’analisi attenta delle schiavitù dei nostri giorni e aver auspicato un lavoro comune per vincerle, ecco che tuonava in questi termini: “Sappiamo che Dio chiederà a ciascuno di noi: “Che cosa hai fatto del tuo fratello?” (cfr Gen 4,9-10). La globalizzazione dell’indifferenza, che oggi pesa sulle vite di tante sorelle e di tanti fratelli, chiede a tutti noi di farci artefici di una globalizzazione della solidarietà e della fraternità, che possa ridare loro la speranza e far loro riprendere con coraggio il cammino attraverso i problemi del nostro tempo e le prospettive nuove che esso porta con sé e che Dio pone nelle nostre mani.”. Ad un mondo ancora sordo alle sue parole, ancora più indifferente e diviso, Papa Francesco rilancia la via della fraternità e della solidarietà come vie da percorrere per realizzare la pace. Ecco, allora, nel messaggio di quest’anno, nel Giubileo della Misericordia, un antibiotico per vincere l’indifferenza ancora sovrana in questo mondo: la misericordia! Tuona il Papa: “La misericordia è il cuore di Dio. Perciò dev’essere anche il cuore di tutti coloro che si riconoscono membri dell’unica grande famiglia dei suoi figli; un cuore che batte forte dovunque la dignità umana – riflesso del volto di Dio nelle sue creature – sia in gioco. Gesù ci avverte: l’amore per gli altri – gli stranieri, i malati, i prigionieri, i senza fissa dimora, perfino i nemici – è l’unità di misura di Dio per giudicare le nostre azioni. Da ciò dipende il nostro destino eterno.”. Nella cura della globalizzazione dell’indifferenza, il Papa indica per la Chiesa la terapia che ben si addice al tempo favorevole del Giubileo che stiamo vivendo: praticare le opere di misericordia corporali e spirituali! Continua, ancora, Francesco: “è determinante per la Chiesa e per la credibilità del suo annuncio che essa viva e testimoni in prima persona la misericordia. Il suo linguaggio e i suoi gesti devono trasmettere misericordia per penetrare nel cuore delle persone e provocarle a ritrovare la strada per ritornare al Padre… Pertanto, dove la Chiesa è presente, là deve essere evidente la misericordia del Padre. Nelle nostre parrocchie, nelle comunità, nelle associazioni e nei movimenti, insomma, dovunque vi sono dei cristiani, chiunque deve poter trovare un’oasi di misericordia. Così, anche noi siamo chiamati a fare dell’amore, della compassione, della misericordia e della solidarietà un vero programma di vita, uno stile di comportamento nelle nostre relazioni gli uni con gli altri. Ciò richiede la conversione del cuore: che cioè la grazia di Dio trasformi il nostro cuore di pietra in un cuore di carne (cfr Ez 36,26), capace di aprirsi agli altri con autentica solidarietà. Questa, infatti, è molto più che un sentimento di vaga compassione o di superficiale intenerimento per i mali di tante persone, vicine o lontane. La solidarietà è la determinazione ferma e perseverante di impegnarsi per il bene comune: ossia per il bene di tutti e di ciascuno perché tutti siamo veramente responsabili di tutti], perché la compassione scaturisce dalla fraternità. Così compresa, la solidarietà costituisce l’atteggiamento morale e sociale che meglio risponde alla presa di coscienza delle piaghe del nostro tempo e dell’innegabile inter-dipendenza che sempre più esiste, specialmente in un mondo globalizzato, tra la vita del singolo e della sua comunità in un determinato luogo e quella di altri uomini e donne nel resto del mondo. Con la sua semplicità, con un ragionamento scientifico, il Papa veste i panni di un medico: a letto del paziente (il mondo malato) fa la diagnosi (globalizzazione dell’indifferenza), individua la terapia (opere di misericordia) che affida al paziente. Con linearità ancora una volta Francesco inchioda tutti alle loro responsabilità. Sarà giunta l’ora che il mondo smetta di applaudirlo e dia seguito a ciò che indica con la saggezza e la sapienza che gli vengono da Dio?

 

Ci prova anche l’Azione cattolica a dare seguito alle indicazioni del Papa, accogliendo una forma di indifferenza, il dramma dei migranti, tanto cara a Francesco che scelse di impegnare le sue prime forze da Pontefice nel portarsi a Lampedusa, terra che in prima linea è impegnata su questo fronte. Il mese della Pace che vedrà l’Ac impegnata nel mese di Gennaio, infatti, parte proprio da questa indifferenza così drammaticamente manifesta in questi mesi: ancora risuonano le parole di monsignore Perego, direttore di Migrantes, che ad inizio Dicembre rilanciava i numeri dei morti che si sono avuti in questo anno nei viaggi della speranza. Ricordiamo solo i 700 e più bambini che hanno perso la vita nel Mar Mediterraneo che oramai è un cimitero senza loculi, ma zeppo di morti adagiati sul fondale! Davanti a questo scempio, uomini che per fame, guerra, malattie, scappano dai loro paesi e in nome di una speranza da poter acchiappare si mettono sui barconi, noi mondo siamo indifferenti: anzi, postiamo la foto su facebook del bimbo morto sulla spiaggia, piangiamo anche, ma niente più. E contiamo i morti come numeri, mentre sono storie che non hanno nulla più da dire, vite che si spengono, sogni che si infrangono, voglia di futuro che si arena sugli scogli… Come l’Ac prova a fare qualcosa? In due modi: attraverso un’azione culturale che vedrà impegnata i diversi gruppi nel vincere la diffidenza e provare ad aprirsi all’accoglienza dell’altro; attraverso la vendita di un gadget si raccoglieranno fondi per aiutare e sostenere la diocesi di Agrigento guidata dal cardinale Montenegro. Particolare è proprio il gadget scelto quest’anno: una tazza blu e bruttina, che nel versare un liquido caldo diventa colorata e bella. La tazza è il segno dell’accoglienza, del fare due chiacchiere; all’inizio è difficile rompere il ghiaccio con l’altro; aggiungendo però il calore della relazione umana (il liquido caldo da versare nella tazza), ecco che tutto assume un colore e diventa bello e arricchente accogliere l’altro.

 

La pace è dono di Dio, ma all’uomo tocca realizzarlo. Noi crediamo che si può costruire la pace perché la pace è di casa! Provaci anche tu con noi! Vinci l’indifferenza e conquista la pace! #lapaceèdicasa