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Tutto quanto aveva per vivere

ac manifesto 2017 18

XVI Assemblea diocesana di Azione cattolica

Testimoni gioiosi al servizio della chiesa e delle città.

di Melissa Carpentieri

16830911 1900252976917920 5958244860174982194 nSabato 18 e domenica 19 febbraio, nella splendida cornice della Basilica di San Giovanni Maggiore, l’Azione cattolica di Napoli ha vissuto la XVI assemblea diocesana.
L’Assemblea diocesana, come ci ha ricordato la responsabile nazionale dell’Azione cattolica dei ragazzi, Anna Teresa Borrelli, è occasione preziosa per fare verifica in lealtà e verità sul cammino svolto nel triennio che si è vissuto, per fare discernimento personale e comunitario sul cammino da compiere e per sognare un’Azione cattolica sempre più bella perché sa accompagnare ragazzi, giovani e adulti a vivere ogni giorno, nei luoghi che abitano, il proprio Battesimo, attraverso mete alte ma possibili.

I lavori dell’Assemblea sono iniziati con la preghiera presieduta dal vescovo ausiliare monsignor Salvatore Angerami, il quale, mentre ha ricordato che i cristiani non sono operatori di marketing e che successo non è il nome di Dio citando un’espressione dell’allora cardinale Ratzinger, ha affidato all’Ac di Napoli due impegni: essere uomini di gioia, essere uomini di memoria, alla luce anche dell’anniversario dei 150 anni di storia che l’Azione cattolica vivrà a partire dall’incontro nazionale di Roma del 29 aprile prossimo al quale ci accompagnerà per conto del Vescovo. A seguire, dopo gli adempimenti burocratici necessari, ha preso la parola Anna Teresa Borrelli, intervenuta all’assemblea come rappresentante del Consiglio nazionale.

L’intervento è stato impostato come un’intervista: attraverso alcune domande poste dal responsabile diocesano dell’Acr Danilo Venturino, Teresa ha lanciato messaggi forti e chiari con passione e semplicità, riscaldando i cuori dei diversi delegati all’Assemblea.
La chiacchierata è partita da due parole che ritornano spesso, oggi, nella Chiesa italiana e nell’Azione cattolica: sinodalità e unitarietà. Teresa ci ha invitate a guardare queste due parole alla luce di una categoria, popolo di Dio: camminando come popolo di Dio, ovvero quell’esperienza di persone battezzate che scelgono di camminare insieme, è possibile vivere la sinodalità e l’unitarietà, che non significa fare le stesse cose, ma provare a percorre insieme una strada. Ci ha ricordato, poi, quanto sia fondamentale non lasciarci intristire, da un lato, e quanto a volte corriamo poco, sia con il cuore che con le gambe: dobbiamo recuperare la passione laddove ci rendiamo conto che viene meno, ripartire dal mettere al centro la gioia cristiana e quindi imitare le donne al sepolcro che all'annuncio sono corse a diffonderlo. Ed ecco un’attenzione importante, allora: la cura della spiritualità per l'Ac, per poter vivere le cose secondo lo Spirito e ritrovare la gioia dell’annuncio. Ne deriva che per ripensare bene l’AC in questa chiave anche missionaria è fondamentale generare processi e non occupare spazi: abbiamo bisogno di riempire le vite delle comunità di una scelta missionaria e radicale per poter cambiare le cose. Come ci ricorda anche papa Francesco, l’unico modo per cambiare è la conversione delle persone che passa solo attraverso la conversione del nostro cuore. E la conversione del cuore comincia dalla nostra quotidianità. E allora vien da sé che è necessario convertire le strutture che non possono più permettersi di non essere luoghi di incontro piuttosto che il peso burocratico dell’associazione. Diventano così luoghi dove ci si confronta, si studia, luoghi di riflessione associativa. Teresa ha concluso il suo intervento invitando tutti a non lasciarsi andare alla tentazione di vivere l'esperienza da soli, ricordando che Gesù stesso è il modello della nostra evangelizzazione, il fondamento della storia associativa è Lui. Siamo chiamati ad incrociare le storie di bambini e ragazzi, giovanissimi e giovani, adulti: per questo l'Azione cattolica deve essere capace di stare con coloro che stanno nella gioia e nel pianto, deve sapersi dedicare agli altri perchè ogni persona che incontriamo è degna della nostra dedizione. Infine il suo augurio citando Carlo Carretto: “valori nuovi e voglia di fare, perché la nostra vita non sarebbe la stessa se non avessimo incontrato l'Azione Cattolica”.

I lavori del sabato si sono conclusi con i laboratori sul documento assembleare, strumento che serve a sognare l’Ac che verrà.
Il giorno dopo, l’Assemblea ha votato il documento assembleare e ha accolto il suo Pastore, il Vescovo Crescenzio, che ha presieduto la Santa messa. Il cardinale ci ha esortato a vivere realmente la nostra vocazione cristiana alla santità essendo capaci di agire contro la mentalità comune, andando controcorrente: esattamente con lo stesso spirito con cui è nata la Gioventù Cattolica Italiana! Un’Ac che trova il senso di esistere perché sente Cristo dentro e che è forte perché Cristo è forte nei suoi soci. E allora i suoi soci hanno il coraggio di sporcarsi le mani, di vivere il tempo e il luogo che sono stati loro donati, fino in fondo. “Voi durerete finché dura la Chiesa”: l’augurio e la preghiera che il cardinale ci ha appassionatamente donato concludendo con queste parole: “Siate fieri di essere uomini e donne di AC. A Maronn v’accumpagn”.

La giornata si è conclusa poi con la consegna dei mandati ai presidenti parrocchiali e le operazioni di voto e di scrutinio. Alle 14:30 la proclamazione degli eletti. Il nuovo consiglio diocesano di Azione cattolica per il triennio 2017-2020 è pronto a servire questa Chiesa locale.

 

Meditazione di Sua Eccellenza mons. Salvatore Angerami

Relazione del Presidente diocesano uscente