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Tutto quanto aveva per vivere

ac manifesto 2017 18

La missionarietà dell'AC alla luce dell'Evangelii Gaudium

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La realtà “sorprende” l’idea
Convegno delle Presidenze diocesane di Ac

 

"A volte perdiamo l’entusiasmo per la missione dimenticando che il Vangelo risponde alle necessità più profonde delle persone, perché tutti siamo creati per quello che il Vangelo propone: l’amicizia con Gesù e l’amore fraterno" (EG 265).

Gioia, Popolo, Misericordia, Dialogo, Poveri: ecco le cinque parole chiave che hanno caratterizzato il Convegno delle Presidenze diocesane di Ac. Tenutosi dal 24 al 26 aprile presso la “Domus Pacis” di via Torre Rossa a Roma, ha visto la partecipazione di oltre 700 delegati da quasi 200 diocesi d’Italia, in rappresentanza di un’Associazione che attraverso i suoi oltre trecentomila iscritti è presente in più di 7.000 parrocchie italiane. L’Azione Cattolica si è interrogata sul proprio futuro missionario a partire dall’ “Evangelii Gaudium” di Papa Francesco. Sulla scia delle consegne ricevute dal Santo Padre in occasione dell’incontro del 3 maggio (Rimanere, Andare, Gioire) si sono svolti i lavori dell’Assemblea. Una riflessione di S.E. mons. Mansueto Bianchi, assistente ecclesiastico generale dell’AC, in cui ci ricordava che i cristiani sono i cercatori di un Oltre che è dentro le persone, dentro le cose, dentro i fatti: Gesù ci insegna a leggere e vivere in profondità le persone, le comunità e i fatti. Cosa che ci chiama alla responsabilità, ci impegna a pronunciarci, a metterci la faccia e le mani, a prendere posizione. Bisogna essere significativi nella vita, e una introduzione di Matteo Truffelli, presidente nazionale dell’Ac, hanno dato inizio alla tre-giorni.

Il sabato mattina è stato caratterizzato da cinquemini-convegnidi approfondimento che hanno visto protagonisti la giornalista Roberta Carlini, Don Giovanni Tangorra, il professor Luigi Alici, Don Virginio Colmegna, Don Cristiano Bettega e il racconto diesperienze concrete, buone prassi da riproporre nei territori, per contribuire in maniera costruttiva, aperta e serena alla vita civile del nostro Paese, irrobustire e rendere più ricca la trama del tessuto civile, culturale, etico della nostra società, farsi carico delle sofferenze delle persone, accompagnarle nelle fatiche del quotidiano. Altrettanti laboratori hanno caratterizzato il pomeriggio del sabato al fine di intuire nuove opportunità e trasformarle in proposte fattive per l’associazione nazionale.

Il 25 Aprile è stata anche l’occasione per ricordare due eventi: il 70^ anniversario della Liberazione e la memoria dei Partigiani che, con il dono della loro vita, hanno garantito la libertà che la nostra Costituzione difende; il 35^ anno dall’uccisione di Vittorio Bachelet ad opera delle Brigate Rosse con la presentazione del“Taccuino 1964”, l’agenda personale di Vittorio nel primo anno in cui fu chiamato a servire la Chiesa come presidente generale dell’AC, con la presenze e i ricordi del figlio Giovanni.

La domenica ha visto protagonisti i laici di AC che, impegnati in una tavola rotonda, hanno affrontato temi di attualità (la guerra in Ucraina, la riforma della Scuola, le proposte di formazione evangelica in un mondo che cambia) e raccontato come l’Ac è impegnata.

La Santa Messa presieduta da S.E. mons. Savio Hon Tai-Fai, segretario della Congregazione per l’Evangelizzazione dei popoli,  e il saluto arrivatoci da Emilio Inzaurraga, presidente dell’AC Argentina e coordinatore del Forum internazionale di AC (Fiac) richiamano l’impegno di un’Ac dal respiro universale. In un mondo segnato da lacerazioni e conflitti, l’AC si dispone a dare il suo contributo alla pace e alla riconciliazione delle differenze sociali, culturali, politiche e religiose.

Quali suggestioni? La realtà sorprende l’idea. La realtà è superiore all’idea. Al bando gli intellettualismi senza saggezza, i progetti più formali che reali. L’Ac vuole radicarsi nei territori e, attraverso i laici che vivono le parrocchie, testimoniare il fine della Chiesa: la santità di ciascuno senza abbandonare neanche il più “scalcinato” dei gruppi. Perché la pietra scartata dai costruttori diventi testata d’angolo è necessario armarsi di umiltà, fondarsi sul Vangelo e tendere alla Carità. Il Presidente Matteo Truffelli, utilizzando una metafora calcistica, ha concluso i lavori invitando l’Azione Cattolica a non lasciarsi rubare la forza missionaria, piuttosto a sbilanciarsi in avanti. In termini calcistici, passiamo da un prudente, difensivo e a volte comodo modulo 3-5-2 ad un coraggioso modulo d’attacco 4-3-3, che richiede più estro, più fantasia, maggiore capacità di reazione ai rischi dello sbilanciamento, ma che ci proietta in avanti nella partita della vita.

La Presidenza diocesana