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Tutto quanto aveva per vivere

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L'impegno dell'Ac per una buona politica

matteo truffelli 02

  

In occasione del Convegno delle Presidenze diocesane, tenutosi a Roma lo scorso mese di Aprile, abbiamo colto l'occasione per intervistare Matteo Truffelli, presidente nazionale dell'Azione Cattolica Italiana, e chiedergli come l'Ac sostiene una buona politica, come ci sollecitava Papa Francesco durante il discorso tenuto a Scampia.

 

 Nel discorso tenuto a Scampia durante la sua visita a Napoli e Pompei, Papa Francesco si è rivolto a noi in questi termini: «La "buona politica" è un servizio alle persone, che si esercita in primo luogo a livello locale, dove il peso delle inadempienze, dei ritardi, delle vere e proprie omissioni è più diretto e fa più male. La buona politica è una delle espressioni più alte della carità, del servizio e dell’amore. Fate una buona politica, ma non fra di voi: la politica si fa tutti insieme! Fra tutti si fa una buona politica!».

Partendo da questo spunto, alla luce anche del recente Convegno di Rimini, puoi raccontarci come l'AC si impegna per la buona politica?

L’idea di riunirci con le tantissime persone di Azione Cattolica che sono impegnate nelle amministrazioni locali in tutto il Paese, che si trasformato ormai in un consolidato appuntamento annuale, nasce proprio dalla convinzione di quanto detto dal Papa: è il livello locale, dell’amministrazione territoriale, quello in cui si ha la possibilità, e quindi anche la responsabilità, di un intervento che incide direttamente sulla concreta vita quotidiana delle persone. Proprio per questo, da anni abbiamo pensato che fosse giusto offrire a tutte le persone che si sono formate in associazione e che, anche in forza di questa formazione, hanno poi deciso di impegnarsi direttamente come amministratori locali l’opportunità di incontrarsi, confrontarsi, arricchirsi reciprocamente. La convinzione, inoltre, che quanto detto dal Papa è verissimo anche dal punto di vista del grande peso che le inadempienze del governo locale del territorio comportano ci ha spinto, quest’anno a dedicare la nostra riflessione al tema della corruzione, nella sua pervasività e nelle sue tante sfaccettature: la corruzione, ci siamo detti, rappresenta un vero e proprio cancro per il nostro Paese, le cui ragioni e le cui conseguenze sono innanzitutto di ordine etico, ma i cui danni si allargano al campo economico, alla mancata tutela dell’ambiente, all’inaridimento del significato della partecipazione democratica. La corruzione, lo sappiamo bene, fa prosperare la criminalità, genera ingiustizia e sopraffazione, fa lievitare la spesa pubblica, suscita disaffezione e disprezzo nei confronti delle istituzioni, ostacola gli investimenti di imprenditori italiani e stranieri, impedisce lo sviluppo economico, mette a repentaglio la salute delle persone, impedisce una seria manutenzione del territorio. Tutti questi problemi non possono che rappresentare preoccupazioni importanti per l’AC, che in questo campo è chiamata innanzitutto a formare coscienze rette, consapevoli, critiche, appassionate del bene comune. E questo si può fare innanzitutto facendo in modo che i cammini ordinari di formazione vissuti dai nostri gruppi di ragazzi, giovani e adulti siano intessuti da un’attenzione forte e costante all’importanza dell’impegno per il bene comune e dalla proposta di esercizi seri e approfonditi di discernimento comune circa la realtà del nostro tempo e del nostro territorio, nel quale siamo chiamati ad abitare da protagonisti.

 

I nostri cammini sono orientati già a responsabilizzarci al bene comune: cosa possiamo fare di più?

Possiamo dire che ci sono tre sentieri che l’associazione sta percorrendo in questi anni e suggerisce alle associazioni diocesane di percorrere.

Il primo, come già ricordato, si colloca dentro la proposta formativa ordinaria e si articola a misura delle diverse età della vita.

Un secondo sentiero è quello che vuole suggerire alle diocesi di pensare a percorsi formativi al bene comune più strutturati e indirizzati a chi si vuole formare su questi temi. Possono essere strutturati come dei veri e proprie scuole; oppure come cicli di incontri, oppure come un week end all’anno su temi di interesse sociopolitico... Le modalità sono tante e diverse, abbiamo provato a ordinarle proprio per dare suggerimenti alle diocesi, in un testo edito di recente dalla nostra editrice ave, Così in terra. Un volumetto agile nel quale abbiamo proprio sottolineato come le modalità possono essere tante e magari anche in collaborazione con le altre associazioni e movimenti presenti sul territorio, o con realtà culturali e di interesse sociopolitico cittadine: quello che è importante è che una presidenza diocesana, un consiglio diocesano o un’associazione parrocchiale si preoccupino di pensare percorsi e iniziative ad hoc sui temi socio-politici.

Un terzo sentiero è quello già ricordato di accompagnamento a quanti decidono di impegnarsi direttamente in politica. L’associazione può diventare in questo caso uno strumento di formazione, di sostegno, di studio, confronto nelle diverse appartenenze partitiche. Può essere anche un luogo in cui coltivare una spiritualità capace di dare forma al proprio impegno e a renderlo sempre più libero e attento ai più poveri. Un percorso che abbiamo avviato a livello nazionale, ma che può e anzi dovrebbe essere moltiplicato a livello locale, là dove è veramente possibile affiancarsi alle persone nel loro cammino di impegno per il bene di tutti.

 

Come si sta interrogando l'Associazione a livello nazionale e quali suggerimenti hai da darci? 

Un’attenzione particolare che ha avuto l’AC in questi anni è quella di esercitare la capacità di discernimento e di lettura delle vicende politiche non solo dell’Italia e dell’Europa, ma anche internazionali: lo sguardo al mondo infatti è ulteriormente rafforzato dai legami con altri paesi coinvolti nel FIAC. In questa direzione l’Ac a livello nazionale ha curato e sta curando momenti di studio e di approfondimento (ad esempio attraverso i suoi istituti: in particolare l’istituto Toniolo e l’istituto Bachelet), che trovano poi una ricaduta sul sito dell’associazione, sulle riviste, sui materiali disponibili.

Inoltre si è costituito un Centro studi dell’associazione che vuole mettere insieme le tante competenze presenti, mettendole “a sistema” per creare un luogo di confronto e studio su temi caldi della vita politica e sociale poter così contribuire al dibattito ecclesiale e culturale nel nostro Paese. Anche queste sono modalità di lavoro che possono essere riprese nelle diocesi. A livello territoriale, però, è sicuramente molto importante esercitarsi innanzitutto in una lettura della propria realtà locale, nella quale è possibile agire direttamente, contribuendo alla vita delle proprie comunità