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Tutto quanto aveva per vivere

ac manifesto 2017 18

Il dietro le quinte di Papa Francesco a Napoli

Intervista a mons. Nicola Longobardo*

 

Mons Nicola LongobardoAd un mese di distanza dalla visita del Papa a Napoli, in qualità di Segretario generale del comitato organizzatore, puoi raccontarci come si è evoluta l'organizzazione e cosa ti ha lasciato questa esperienza?

Di tutta questa esperienza, devo dire che la cosa che più mi ha colpito è stato proprio “il prima” perché ho avuto la possibilità di toccare con mano tantissime realtà presenti nella diocesi che non conoscevo: è stata, per me, la piacevole scoperta di un volto inedito della nostra città. Come spesso accade, purtroppo, siamo portati a vedere solo gli aspetti negativi ignorando le tante cose belle che agiscono silenziosamente e senza clamore. La visita del Papa si è rivelata occasione preziosa non solo per scoprire tutto il bello “nascosto” della nostra terra ma anche per rendermi conto del gran desiderio che tutti hanno di lavorare insieme: una realtà sotterranea che, a volte, fatica ad emergere, un’attitudine che moltissimi possiedono ma che forse hanno vergogna o difficoltà ad esternare.

Una cosa importante ha animato fin da subito il nostro lavoro e mi preme sottolinearla: abbiamo cercato di fuggire “il grande evento” fine a se stesso e fare in modo che la visita del Papa a Napoli fosse un’occasione che incidesse sul futuro e suscitasse nuovi e audaci slanci.

Proprio per questo abbiamo attivato e stimolato la sinergia tra le forze in campo per realizzare le catechesi, le attività di formazione, l’elaborazione dei sussidi, i momenti di incontro e di preghiera.

L’iniziativa più incredibile e straordinaria è stata quella di mettere insieme e coordinare oltre 70 realtà ecclesiali presenti sul territorio diocesano che hanno animato ben 84 piazze nei 3 weekend precedenti all’arrivo di Papa Francesco. È stato realmente un fatto senza precedenti, un’iniziativa non prevista, in un primo momento, dalla segreteria generale. Ma durante gli incontri di preparazione ho capito che la cosa era particolarmente importante perché non era nata a tavolino ma rappresentava, in senso teologico, il sensus ecclesiæ: ciò che la Chiesa sente naturalmente e che è il segno più cristallino della presenza dello Spirito Santo che ama le iniziative spontanee dei cuori.

 

Il Santo Padre ha lanciato vari messaggi nei discorsi tenuti qui a Napoli: è passato dalla corruzione al lavoro, dagli immigrati alle mamme che piangono per le ingiustizie, dall'incontro con i carcerati ai consacrati, ai malati e ai giovani e famiglie. Dopo un mese, cosa resta delle parole del Papa?

Delle esortazioni del Santo Padre molto resterà in coloro che hanno vissuto l’evento come un fatto realmente significativo di cui custodire le riflessioni per costruire un futuro diverso.

Viceversa, per chi ha cavalcato soltanto l’onda dell’emotività resterà semplicemente un bel momento da poi archiviare, come si fa con le fotografie.

Affinchè le parole del Papa non cadano a vuoto, sono i cuori a doversi rendere disponibili a lasciarsi pizzicare dallo Spirito che soffia: se si hanno corde pronte, lo Spirito (che è, in verità, un grande artista) è capace di far venire fuori melodie stupefacenti; se si hanno corde sgangherate,ogni cosa diventa più difficile.

In definitiva, molto dipende dall’intima realtà personale di ciascuno, accompagnata poi, ovviamente, dai passi della Chiesa. Proprio per questo, mi auguro che anche il piano pastorale dell’anno prossimo attingerà dal Magistero del Santo Padre a Napoli. 

 

Anche ai tempi della visita pastorale di san Giovanni Paolo II a Napoli fosti coinvolto nell’organizzazione: che differenze noti tra quella visita e questa?

A quei tempi ero un giovanissimo sacerdote e fui cooptato nella grande macchina organizzativa per animare le attese delle piazze. Direi che una differenza molto marcata ha contraddistinto i due avvenimenti: mentre per la visita di Giovanni Paolo II si percepì l’estrema novità nei confronti di un evento del genere (quella di Napoli è stata l’unica diocesi italiana ad essere meta di un viaggio apostolico durato più di un giorno ndr),il mese scorso si è vissuto un’esperienza che andava al di fuori delle righe e che ha preso dritto il cuore. È stato come un ciclone: sei udienze in 10 ore… ciò che venne fatto con Giovanni Paolo II in 3 giorni!

Una visita pastorale dai ritmi incalzanti. Il Papa aveva chiesto al cardinale delle ipotesi di giornata; tra le diverse alternative elaborate, ce n’era una ai limiti dell’inconcepibile che ero certo sarebbe stata scartata a priori. Quando poi ci giunse la notizia che il Santo Padre aveva scelto proprio quella giornata dall’itinerario frenetico, ci siamo sentiti con le spalle al muro e abbiamo dovuto metterci subito a lavorare con lena. Devo dire che il Signore ha utilizzato la nostra incoscienza per fare in modo che poi le cose andassero davvero bene: la Grazia è stata abbondante.

 

Come Azione Cattolica cosa possiamo fare per coltivare lo spirito di comunione nella Chiesa diocesana e dare il nostro contributo affinché essa sia sempre più missionaria?

Premetto una cosa: noi siamo favoriti perché siamo napoletani. Volendo citare un vecchio film (“Così parlò Bellavista” ndr), siamo ancora uomini d’amore. C’è sempre quel pathos, quella passione che, alla fine, riesce ad aggiustare le situazioni e a rimediare alle mancanze. Questo DNA ce l’ha anche la nostra Chiesa e la nostra Azione Cattolica e noi siamo chiamati a vivere a pieno l’identità di ciò che siamo e i carismi che possediamo.

L’Azione Cattolica rimane quella realtà ecclesiale poliedrica, completa, di largo respiro, perché è propria della Chiesa, e vive quello che è l’ideale del Vangelo, con tutti i suoi lati e i suoi risvolti positivi.

Vi incoraggio a guardare a tutto il bene fatto nel tempo dall’AC e all’identità che l’associazione possiede, attingete dalla vostra storia. La storia non è roba da museo: ha incidenza nel presente e orienta il futuro. La storia è una bomba che fa il suo dovere solo se la si fa esplodere, altrimenti rimane un reperto archeologico. Papa Giovanni XXIII diceva che “La Chiesa Cattolica non è un museo di archeologia , essa è l'antica fontana del villaggio che dà l'acqua alle generazioni di oggi, come la diede a quelle del passato”. Un’immagine che vedo calzante tutt’oggi anche per l’Azione Cattolica.

E poi, alla fine, è sempre una questione di cuore, perché se non entra in gioco il cuore diventiamo dei burocrati, dei tecnici. Quando ci si lascia rubare il cuore da Dio e dalla fantasia dello Spirito si riescono a fare cose grandissime ed inimmaginabili!

Papa Francesco dice “Non lasciatevi rubare la speranza!”. Oggi noi viviamo nella tossicità di chi vuole distruggere, in una cultura che tenta di reprimere qualsiasi tipo di impeto, di chi dice “Ma chi t’o ffa fà?”, rischiamo di razzolare nel pollaio.

Allora, io vi dico: coltivate cose grandi!

 

*Segretario generale del comitato organizzatore per la visita,
Rettore della Basilica dell'Incoronata Madre del Buon Consiglio