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Tutto quanto aveva per vivere

ac manifesto 2017 18

Grazie, Santità!

di don Maurizio Patriciello*

don patricielloCarissimo Santo Padre,

con il cuore ancora in subbuglio per le emozioni accumulate nella giornata di sabato, veniamo a dirti grazie. Vogliamo, noi preti e consacrati campani, esprimerti tutto l’ affetto e la riconoscenza di cui siamo capaci per l’ incontro che ci hai regalato nel Duomo di Napoli. Con semplicità sei sceso nelle pieghe dei nostri animi sacerdotali. Ottimo maestro di spirito, hai voluto confermare i giusti, infondere speranza agli sfiduciati, rimettere in carreggiata chi rischiava di smarrirsi. Quanta grazia. La tua parola, autorevole e pacata, è rimbombata tra le arcate per finire dritta nei nostri cuori. “Il Papa della Primavera”: è così che ti ricorderemo. Hai fatte tue le ansie, le sofferenze, le speranze della Chiesa partenopea. Hai voluto parlarci a braccio, come si fa coi figli, rinunciando al discorso preparato in precedenza. Lo hai fatto, come al solito, ricorrendo a una di quelle battute che ti rendono simpatico a tutti, credenti e non credenti: «I discorsi annoiano…».

Ci hai chiesto di essere misericordiosi. Sempre. Ci hai supplicato di farla trasparire in noi, la misericordia. E noi vogliamo incamminarci sul sentiero che ci hai indicato. Dalle nostre parti c’è chi dice – chissà dove l’ avrà appreso – che “i figli si baciano nel sonno”. Un errore madornale. In questo modo quei figli non potranno mai godere delle coccole ricevute.

Occorre, invece, dirlo l’amore. Gridarlo, quando è il caso. Senza vergogna e senza la paura di mostrare quella tenerezza alla quale ci richiami spesso. Occorre ripeterlo migliaia di volte alla persona amata senza temere di essere noiosi: l’amore, infatti, non invecchia mai. Nessuno potrà essere esonerato dal dovere e dal piacere di amare. Mai. Ogni parola, ogni gesto, ogni atto di misericordia sono sempre originali, unici, irripetibili.

Ai sacerdoti anziani, a quei cari confratelli che, non avendo più la forza di combattere in trincea, potrebbero cedere alla tentazione di sentirsi inutili, hai ricordato che un prete “non va mai in pensione”. Anche quando le forze declinano, le ginocchia vacillano, la memoria si offusca, il prete è sempre in servizio. Con la preghiera, il sacrificio, l’ offerta al Dio vivente delle sofferenze e delle rinunce, egli continua a servire la Chiesa, i fratelli, il mondo. Si è sempre in prima linea.

Hai poi voluto ricordarci l’importanza di essere poveri e ci hai chiesto di fuggire da ogni mondanità. È più che giusto. Se, volontariamente, abbiamo scelto di seguire Cristo povero e crocifisso; se, liberamente, abbiamo deciso di rimanere accanto agli ultimi, che senso avrebbe poi rincorrere o rimpiangere uno spirito mondano? Abbiamo rinunciato ad avere una nostra famiglia per appartenere a tutti, perciò è quantomeno illogico, incoerente, contraddittorio legarsi ai beni materiali.

Chi vuole bene a Gesù e lo segue per le strade impervie di questo mondo, deve avere “mani innocenti e cuore puro”. Ci riusciremo? Ce la faremo a essere santi come Gesù ci vuole? La sfida è ardua, ma la Chiesa ci dice che, se lo vogliamo, abbiamo la vittoria assicurata. Certo, deve marcire il chicco perché germogli il grano. Prima della Risurrezione viene la croce. Possiamo contare, però, sulla Divina Provvidenza e sulla solidarietà dei fratelli. Sull’aiuto immenso che ci viene dal saper rimanere in silenziosa adorazione. Prima di recarti sul lungomare a incontrare i giovani, Padre Santo, hai voluto ricordarci, semmai lo avessimo dimenticato, che Maria, la madre di Gesù è anche madre nostra. Che alla sua intercessione possiamo e dobbiamo ricorrere in ogni momento. Ci hai consigliato di pregarla molto perché, uniti a lei, di certo giungeremo alla meta desiderata.

Ancora grazie, Santo Padre, dai preti, dai religiosi, dalle monache che hai incontrato sabato, primo giorno di una primavera che passerà alla storia. Nei giorni che verranno faremo risuonare in noi ogni tua parola. Fin da adesso ti promettiamo di tendere seriamente alla santità.

Vogliamo, ancora una volta, Padre Santo, rivolgerti il saluto tanto caro al nostro arcivescovo Crescenzio Sepe, e che, venendo a Napoli, hai voluto fare tuo: «A Maronn t’accumpagne!». Come le hai pronunciate bene quelle parole nella nostra bella lingua napoletana. “A Maronn t’accumpagne!”, Santità.

Sempre. Sempre ti accompagni, ti guidi, ti protegga Maria, “ l’Onnipotente per grazia”. Sempre. Sempre.

 

*parroco a Caivano