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Tutto quanto aveva per vivere

ac manifesto 2017 18

Papa Francesco a Napoli: una direzione chiara, quella della speranza!

di don Pasquale Incoronato* 

 

don pasquale incoronatoLa visita di papa Francesco a Napoli è stata preparata e attesa, non solo nei dettagli organizzativi, ma anche nei suoi aspetti ecclesiali e pastorali. Le parole e i gesti della lunga giornata napoletana sono stati tantissimi, e bene si sono inseriti nel solco dell’attesa. Ognuno si è sentito rappresentato e coinvolto anche se da lontano. Ad ognuno il Papa ha fatto arrivare le sue parole, le sue frasi e i suoi gesti.

Ha parlato al cuore e alla vita di ciascuno, anche dei non credenti.

L’attesa della visita del Papa è stata laboriosa ed intensa, ma anche una palestra di comunione e di sinergia tra tante realtà all’interno della vita della nostra chiesa di Napoli. Ci ha insegnato a stare insieme. Da novembre dello scorso anno fino alla veglia di preghiera in attesa del Papa, abbiamo vissuto un itinerario ricco di speranza e di proposte che vanno nella direzione di una nuova primavera dello Spirito per Napoli e le nostre città.

Il sussidio che abbiamo preparato per la visita, gli incontri che il cardinale ha fatto con i sacerdoti e i consigli pastorali parrocchiali prima della venuta del Papa, hanno valorizzato tutto il bene che è presente nelle nostre parrocchie, nei movimenti e nelle associazioni. Ma ha anche rafforzato il cammino, orientandolo nell’unità, del progetto pastorale di quest’anno: “Dare da mangiare agli affamati”.

Un percorso di vita di fede declinato in tre temi: fame di pane, fame di giustizia e fame di futuro.

Il pontificato di questo Papa ha una forza che viene dalla coerenza dei gesti e delle parole, ma soprattutto dalla sua autenticità. Tutti gli riconoscono la forza performativa delle parole, perché sostenuta da gesti veri e autentici. Uno dei pilastri del suo pontificato è il voler avviare processi di cambiamento culturali nella vita della Chiesa.

Questi processi sono meno visibili rispetto alle opere e alle strutture, ma sono quelli profetici e necessari per avviare reali cambiamenti nell’ottica del vangelo.

Le parole che ha pronunciato a Napoli hanno una direzione chiara: quella della speranza. Ma non solo. Anche quella della memoria di una città che nonostante le ferite e le gravi disattenzioni e mancanze riesce sempre a trovare la strada della gioia. “Chi prende volontariamente la via del male - ha detto papa Francesco - ruba un pezzo di speranza, guadagna qualcosina ma ruba la speranza, ruba a sé stesso e a tutti, a tanta gente onesta e laboriosa, e anche alla buona fama della città, alla sua economia”.

Una speranza ricca di gioia e una comunione ricca di fedeltà. Sono queste le parole che possono indicare un itinerario che avvii processi di cambiamento, avendo attenzione a non creare facili illusioni. Una speranza che respira con un doppio polmone: fedeltà a Dio e fedeltà all’uomo del nostro tempo. “Voi appartenete a un popolo dalla lunga storia, attraversata da vicende complesse e drammatiche - ha aggiunto -. La vita a Napoli non è mai stata facile, però non è mai stata triste! È questa la vostra grande risorsa: la gioia, l'allegria".

Indicazioni chiare che non possono essere tralasciate né confuse. E’ necessario, quindi, nella vita delle nostre realtà formare persone giovani e adulte con un’intensa esperienza credente che narrino in prima persona la loro storia di fede, la qualità della loro relazione di amore e fiducia che hanno col Dio di Gesù.

Questa visita del papa ha rafforzato l’idea di costruire una Chiesa che ama, che è per tutti sacramento della carità di Dio. Non si sbaglia mai ad amare le persone e non si perde mai tempo quando ci si impegna a farlo capire. La prima condizione perché una parola di verità sia accolta è che sia anche parola d’amore.

L’amore è il segno della presenza di Dio.

L’insegnamento è chiaro. Bisogna sempre più essere una Chiesa che deve raggiungere ogni persona nelle sue esperienze fondamentali: malattia-morte, amore-paternità, riuscita-fallimento, rendersi presente nei contesti in cui è in gioco l’umanizzazione (salute, insegnamento, divertimento, ricerca scientifica, servizio umanitario, handicap, luoghi delle decisioni economiche…). Deve combattere ciò che ritiene contrario a quello che è veramente umano, opporsi a ciò che sfigura il volto di Dio nell’uomo, amare l’uomo e il mondo, trasmettere loro il messaggio della fiducia di Dio nel mondo che ha creato e che salva.

Solo chi ha fiducia nell’uomo può evangelizzarlo, solo chi vive nella carità di Dio può rivelare la speranza.

Difatti riferendosi ai migranti il Papa ha detto: "Non sono umani di seconda classe. Dobbiamo far sentire ai nostri fratelli e sorelle migranti che sono cittadini, che sono come noi, che sono figli di Dio. Sono migranti come noi". "Tutti - ha aggiunto - siamo migranti nel cammino della vita. Nessuno di noi ha dimora fissa in questa terra".

Tutti hanno un bisogno profondo di essere aiutati a credere che la logica del gratuito, dell’amore, del servizio, dell’attenzione all’altro sia davvero la linea portante della proposta cristiana.

Antoine de Saint Exupéry, autore del “Il piccolo principe”, in un piccolo libro dal titolo “Cittadella” scriveva: “Se vuoi costruire una nave non richiamare prima di tutto gente che procuri la legna, che prepari gli attrezzi necessari, non distribuire compiti, non organizzare lavoro. Prima risveglia invece negli uomini la nostalgia del mare lontano e sconfinato. Appena si sarà svegliata in loro questa sete gli uomini si metteranno subito al lavoro per costruire la nave.”

E’ questa l’immagine e la forza che la visita ha lasciato nel cuore dei napoletani, il desiderio e la nostalgia di impegnarsi a non “farsi rubare la speranza!”

 

*direttore dell’Ufficio diocesano di Pastorale Giovanile