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Tutto quanto aveva per vivere

ac manifesto 2017 18

«Anche noi possiamo aiutare la Chiesa e il Paese a crescere»

papa benvenuto a scampia napoli

di Anna Teresa Borrelli*

Con queste parole Marta e Giovanni esprimevano a nome di tutti i ragazzi dell’Acr d’Italia il loro impegno a sperimentare ogni giorno il fascino e la gioia della Chiesa bella del Concilio, vivendo la loro fede come dono da accogliere e come responsabilità da vivere attraverso la testimonianza del Vangelo.

L’Azione cattolica, infatti, sa bene che i bambini e i ragazzi dai 3 ai 14 anni rappresentano per tutta l’Associazione, per la Chiesa e per il Paese una sfida e nello stesso tempo una grande opportunità e per questo sceglie di accompagnarli in questo delicato tempo della loro crescita, certa che anche i piccoli a loro misura e secondo il loro linguaggio, esprimono la loro fede, sono alla ricerca di senso e di significato per la loro vita, sono capaci di vivere la sequela di Cristo e di fare scelte di bene. Sicuramente oggi educare alla speranza non è facile, ma noi crediamo sia possibile e soprattutto affascinante.  Innanzitutto facendo sperimentare ai ragazzi che ci siamo, che abbiamo fiducia in loro, che li sosteniamo e li amiamo non tanto con le parole quanto con la nostra cura, spesso silenziosa ma operosa, riconoscendoli nel loro valore e nelle loro capacità, nei loro desideri e nei loro limiti, e con la consapevolezza che per ognuno questo percorso è diverso e unico.

Con ogni ragazzo siamo infatti chiamati a creare occasioni per un confronto e un dialogo che li aiuti a ricercare e costruire la loro identità, a favorire una coscienza autonoma capace di rispondere con coraggio alle sfide della vita. L’Associazione oggi vuole raccontare ai ragazzi,  attraverso la testimonianza dei giovani e degli adulti, la bellezza della vita adulta, accompagnandoli nel fare scelte belle e sostenendoli nell’assumersi le loro prime responsabilità.

Vuole oggi continuare a raccontare loro la bellezza della passione per la vita, non solo per quella propria, ma anche e soprattutto per quella degli altri, che si traduce nel gioire e nel lottare per ogni vita e per tutta la vita, che è sempre e ogni giorno tutta da scoprire.

L’Ac vuole così continuare a tenere per mano tutte le generazioni esprimendo non solo il compito insostituibile di chi è adulto verso chi è giovane, ma anche la responsabilità di chi è più piccolo di lasciarsi umilmente prendere per mano prima di poter camminare da solo. 

Il cammino mistagogico che l’associazione offre diventa così «tempo della memoria del dono ricevuto, tempo di un’esperienza bella di Chiesa e quindi, di un’appartenenza coinvolgente, in un’età in cui la vita esplode in tutta la sua complessità e intensità» (IG 62).

Crediamo fortemente che i ragazzi oggi vanno anche educati ad assumere il loro far parte dell’Ac, come una responsabilità evangelizzatrice; a vivere, attraverso l’adesione all’Azione Cattolica, l’essere missionari nei confronti dei coetanei, in virtù del battesimo ricevuto. Se per loro l’Ac è un’esperienza bella, devono essere aiutati a trovare il coraggio per dirlo con spontaneità ai compagni di classe, in modo che anch’essi possano viverla.

È una responsabilità che i ragazzi vanno aiutati ad assumere anche verso la comunità, a cui sono in grado di offrire molto: la presenza dell’Acr non è irrilevante , ma cambia la vita delle parrocchie, rendendone i ragazzi protagonisti. 

Non vanno infine dimenticate la forza e la ricchezza che i ragazzi possono dare al territorio, al Paese che abitano. Occorre quindi aiutarli a percepire tutto ciò, perché se è vero che essi sono il futuro della Chiesa e del Paese, ne sono anche e soprattutto il presente. Possiamo quindi affermare che l’azione Cattolica si impegna attraverso i suoi percorsi formativi ordinari a far crescere «buoni cristiani e onesti cittadini», come ci ha invitato Papa Francesco nella visita pastorale a Napoli; desideriamo continuare ad accompagnare i piccoli a fare scelte libere e responsabili. Come la scelta di far parte di qualcosa di più grande di loro, che va oltre il loro gruppo; una scelta che non riguarda solo loro, ma coinvolge anche altri. Mostrare di vivere l’associazione come esperienza bella e decisiva per la propria vita diviene così un segno pubblico e un gesto di speranza per tutti. In questo percorso lungo 45 anni, ci sostiene fortemente la convinzione che i bambini e i ragazzi possono essere protagonisti attivi dello spazio e del tempo che vivono, condizione da costruire insieme quotidianamente, anche con fatica, seguendo lo sviluppo e i bisogni dei piccoli. Protagonisti non significa “soli, unici”, né “attori”, ma insito nel concetto di protagonismo c’é quello di dialogo, di azione, di proposta, di ascolto reciproco, di accoglienza, di autonomia, di educazione, tutti termini che richiedono una relazione educativa matura e carica soprattutto di affetto vero e sincero.

Scegliere quindi di accompagnare i piccoli a crescere e a diventare grandi nella fede e in umanità è per tutti gli educatori dell’Acr un compito sempre affascinante e nuovo, soprattutto quando si tratta di mettersi accanto e tenere per mano i piccoli che ci spingono a trovare ogni giorno nel nostro servizio educativo le motivazioni più autentiche e profonde, quelle che danno senso e ragione alla nostra vocazione.

Credo allora, che per aiutare i piccoli a diventare «buoni cristiani e onesti cittadini» ci vogliono educatori speciali: educatori, uomini e donne, capaci di coltivare innanzitutto il loro cuore e la loro mente, di prendersi cura della loro capacità di amare e di studiare, di darsi tempo per conoscersi e per approfondire, per stare accanto ai ragazzi e dare loro fiducia, per amarli per quello che sono e per ciò che sono chiamati a diventare: immagine dell’amore del Padre.

Mi piace allora pensare che gli educatori di Azione Cattolica siano persone con un cuore che ascolta, capaci cioè di ascoltare innanzitutto il loro cuore, il cuore del Signore, il cuore dei piccoli.  

Ci si pone infatti alla sequela del Maestro solo dopo essersi messi in ascolto attento della propria vita e della propria storia, dei propri desideri e dei propri progetti.

Un educatore che si mette ad ascoltare è innanzitutto un educatore che sa fare silenzio, che sa trovare nelle sue giornate sempre più piene e frenetiche, il tempo per fermarsi, farsi domande, chiedersi come vivere ogni giorno la volontà del Signore. Credo che solo una persona che sa darsi tempo per sé è in grado di trovare spazi, occasioni,  momenti per stare nella gratuità con i ragazzi. Non siamo educatori del tempo libero, persone che educano un’ora alla settimana, che vivono il loro servizio a tempo determinato!

La nostra vocazione è autentica risposta alla chiamata a servire nella comunità i più piccoli perché questi crescano in età, sapienza e grazia e pertanto è la scelta libera e coraggiosa che nella totalità e nella completezza, qualifica la nostra sequela.  Ecco allora che crescere nel dono di sé, di tutto quello che siamo e abbiamo, nel dono del tempo, della qualità del nostro tempo, è il cammino che ciascuno educatore è ogni giorno chiamato a percorrere, con la certezza che il Signore dice bene di lui e con la consapevolezza di non essere mai solo, ma di vivere il suo cammino con e nella Chiesa.

Un educatore che ha un cuore che sa riconoscere, che sa ogni giorno dire grazie per quanto gli è dato da vivere, che sa guardare i propri doni e i propri limiti, che sa vedere nelle proprie giornate, anche in quelle più buie, i segni grandiosi della presenza del Signore. Diventa così necessario che un educatore si dia i tempi del riposo e della verifica, per discernere e per scegliere, per rendere lode e chiedere aiuto. Saper scorgere così nei cuori dei ragazzi, in particolare dei quattordicenni,  il desiderio di bene che abita le loro vite e aiutarli a prenderne consapevolezza per fare scelte audaci, è quanto di più bello un educatore possa sperimentare. Saper accompagnarli nell’assumersi le prime responsabilità e guardarli mentre si impegnano a portare a termine i loro piccoli grandi progetti, è quello che ogni educatore sogna per i suoi ragazzi. Saper stare loro accanto, in silenzio e in punta di piedi, mentre li vedi cadere e piangere, è l’esperienza più difficile che un educatore a volte vive.

Infine, un educatore che ha un cuore che sa attendere, che sa che i tempi di Dio non sono i suoi tempi, che le vie del Padre non sempre corrispondono alle strade che si percorrono. Un cuore che tende all’amore, che desidera il bene, che cerca il tesoro, un cuore che vive. Mi piace pensare che un educatore di Acr sia una persona sempre pronta a mettersi in discussione, ad andare alla ricerca di quanto di bello e di buono il Signore ha pensato per lui e che soprattutto sa mettersi accanto a chi ricerca il senso della sua vita e sa proporgli la vita buona del Vangelo.

Solo un educatore felice che ogni giorno prova a scrivere la sua storia, prova a scrivere la pagina bella della sua vita, solo un educatore in cammino che prova a ricercare ragioni di vita e di speranza nella sua esistenza è capace di aiutare i ragazzi a trovare il loro tesoro, a saper guardare al Signore come l’autore della loro vita, l’amico più vero, il maestro più grande.

Mi piace così accarezzare un sogno per tutti i ragazzi che grazie all’esperienza dell’Acr ogni giorno provano a comprendere quanto il Signore li ama e scelgono di vivere con i loro coetanei questo tempo favorevole della loro vita per crescere e diventare grandi insieme.

Mi auguro di cuore che tutti i bambini e i ragazzi delle nostre comunità possano incontrare sulle loro strade educatori innamorati del Signore Gesù, appassionati del suo Vangelo e costruttori di comunione e di civiltà dell’amore. Ragazzi che vivono il gruppo associativo come occasione preziosa per crescere nell’amicizia tra loro e con il Maestro della vita. Ragazzi che sanno scommettere sulla loro libertà e imparano giorno dopo giorno ad amare la loro vita e farne dono per l’altro.

Ragazzi che vogliono sentirsi pensati, stimati, amati … ragazzi che profumano di bene, di buono e di bello. 

*Responsabile nazionale dell'Azione Cattolica dei Ragazzi