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Tutto quanto aveva per vivere

ac manifesto 2017 18

Educazione: un percorso di speranza

garante

 

di Vincenzo Spadafora*

È difficile parlare di speranza in tempi faticosi come questi. Ma forse proprio perché il presente si sta rivelando nella sua complessità e contraddittorietà  (conflitti di credo, di status, di valori e fra chi ha troppo e chi troppo poco), papa Bergoglio ha voluto mandare un messaggio chiaro ai giovani, e non solo a loro, in varie occasioni.  Ha invitato i ragazzi a non farsi rubare la speranza, ha indicato come necessario e non rimandabile un «percorso di speranza», la cui strada è riassumibile in una parola: educazione.

Per il ruolo che ricopro, e se posso dire per mia profonda convinzione personale, mettere al centro dell’impegno l’educazione è sempre stata una scelta naturale, ed obbligata.

Educare significa dare a tutti le stesse possibilità di futuro. Educare vuol dire crescere persone. E le persone devono avere consapevolezza, senso di responsabilità, strumenti per affrontare la realtà, migliorandola.

Un percorso di speranza, come quello sollecitato dal Papa, prevede sia una fede e una formazione cristiana, sia un approccio laico. Perché quando parliamo di educazione e di speranza per un futuro, parliamo anche di diritti riconosciuti a tutti e garantiti. Per chi ha meno di 18 anni, i diritti di cui è soggetto fin dal primo giorno di vita sono tutti scritti nella Convenzione Onu del 1989, un documento che dovremmo sempre tener presente nella quotidianità. Cinquantaquattro articoli nei quali è racchiuso il senso di una vita dignitosa e umanamente ricca, che prevede sempre anche la speranza.

Scippare i giovani di aspettative, significa spegnerli. Togliere loro l’attesa di un futuro possibile vuol dire immobilizzarli in una passività colma di tristezza.

Proprio per far girare energia e per ascoltare bambini e ragazzi abbiamo fatto qualche settimana fa un tour in cerca di buone pratiche: Diritti al futuro. Una piccola grande Italia da raccontare. Siamo andati in dieci realtà molto diverse fra loro e le abbiamo a nostra volta raccontate sul sito (garanteinfanzia.org) anche attraverso l’occhio fresco dei ragazzi di RadioKreattiva.

La speranza non è ottimismo infantile: è in qualche modo rivendicazione di diritti e di futuro.

Speranza è prevedere un Paese in cui l’educazione di  «buoni cittadini» (dall’espressione di Don Bosco, che parlava di «buoni cristiani e onesti cittadini») sia così importante da tradursi in investimenti e in scelte di responsabilità per dare a tutti le stesse opportunità. Mi verrebbe da aggiungere, così importante da ricordarsi sempre che i «buoni esempi» valgono più di tanti proclami. I giovani guardano gli adulti con occhio attento, talvolta severo, sempre trasparente. E quasi sempre li prendono a modello. Ricordiamocelo.

*Garante nazionale dell’infanzia e dell’adolescenza