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Tutto quanto aveva per vivere

ac manifesto 2017 18

Papa Francesco è ancora qui, con noi, a Poggioreale

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di Antonio Spagnoli*

 

«Il Papa, dopo averci salutato uno ad uno, è andato via da Poggioreale, ma solo fisicamente», dice Mimmo, un detenuto di 30 anni circa, con gli occhi inumiditi dalla commozione, «lui sta ancora qui in carcere con noi».
È mercoledì e oggi, come ogni settimana da anni, con Maria Consiglia Amore e Paola Stabile, di Azione cattolica, incontro il gruppo di catechesi che insieme animiamo presso il padiglione Livorno del carcere “Giuseppe Salvia” di Napoli. È qui che ritroviamo Mimmo e gli altri amici. Sono trascorse alcune settimane dalla visita di papa Francesco, ma il Pontefice davvero è ancora negli occhi e nel cuore di tutti quelli che lo hanno incontrato. E credo che ci resterà a lungo.


L’attesa di quell’incontro, in carcere, è stata febbrile e vissuta nei mesi precedenti con trepidazione ed entusiasmo. Papa Francesco sabato 21 marzo 2015 avrebbe raggiunto il penitenziario napoletano intorno alle 13 per pranzare con circa 130 detenuti nella chiesa del carcere, che per l’occasione sarebbe stata trasformata in una sorta di refettorio. «La mamma di Luigi», racconta suor Annamaria Rovetta, «ha pianto di gioia, quando ha saputo che il figlio era stato sorteggiato e avrebbe pranzato con il Papa». E a tutti i detenuti, sin da quando venne dato l’annuncio della visita di Francesco, è parso impossibile che ciò potesse accadere.
«La visita del Papa», ha sottolineato Annamaria Esposito, vincenziana e volontaria di Carcere Vi.vo. da circa trent’anni, mentre si attendeva l’arrivo del Pontefice, «sarà una grazia del Signore, un dono per tutti, soprattutto per i più deboli e, in particolare, per i detenuti». E così è stato.
«L’attenzione del Papa», dice Enza Marino, volontaria dei Neocatecumenali «è stata esclusiva per i detenuti: anche chi non sapeva che era qui per stare con loro, osservando il suo modo di fare lo capiva immediatamente». «E si notava pure che non c’era soggezione da parte dei detenuti», ha aggiunto Peppe Annibale, anche lui volontario dei Neocatecumenali. «Dopo i primi momenti di ovvio impaccio, parlare con il Papa per loro sembrava essere la cosa più naturale del mondo. Era come parlare con un vecchio amico, come con uno di famiglia».
Per noi volontari, di Azione cattolica come di Liberi di volare Onlus, di Carcere Vi.vo. come dei Neocatecumenali e di Sant’Egidio, la gioia è stata doppia. A quella di incontrare il Papa e di servire il pranzo a lui e ai detenuti intorno a lui, si è aggiunta la gioia di vedere i nostri amici seduti a tavola felici come bimbi che ricevono il regalo più bello, quello inatteso, quello sognato ma che non si osa chiedere perché considerato impossibile da ottenere.
«La felicità e la speranza che si legge negli occhi dei nostri fratelli detenuti mi rende ancora più felice», ha sottolineato quel giorno Claudio Esposito, 28 anni, con una vecchia esperienza di detenzione e da diversi anni volontario dell’associazione Liberi di volare Onlus. «Mi sento ancora più vicino a ognuno di loro», ha detto ancora Claudio, «e spero che questo momento dia a ciascuno la forza e il coraggio di uscire definitivamente dalla vita dolorosa che li segna, li spinga a cambiare direzione alla propria esistenza».
Nino Ricciolio, volontario di Liberi di volare Onlus, impegnato sia presso la casa di accoglienza per detenuti agli arresti domiciliari in affido alla Pastorale carceraria sia presso lo stesso carcere di Poggioreale, ha donato al Papa una corona, con l’immagine della Madonna di Luyan, protettrice dell’Argentina, prodotta dai detenuti: un grano messo da ognuno dei cinquanta detenuti in affido.
La visita di papa Francesco anche per i volontari ha rappresentato un segno molto bello, una spinta notevole per continuare in un servizio che può essere segnato anche da momenti di scoraggiamento. «Tante volte», hanno detto Gemma e Pietro Ciotola, volontari di Azione cattolica a Poggioreale, «siamo scoraggiati. Tante cose che sembrano non andare nella giusta direzione, tante altre che non vanno in porto,… il Papa ci ha dato proprio una bella spinta, il coraggio di cui abbiamo bisogno per andare avanti. Ci ha dato una carica in più. Ci ha detto e ci dice ancora oggi: “Forza, non arrendetevi, non fatevi rubare la speranza!”».
Della visita di papa Francesco resteranno le parole, gli sguardi, i gesti. Resterà il messaggio che «nella vita di ogni uomo l’importante non è quello di non cadere, ma quando cadi di rialzarti speditamente». Rimarrà la notizia che il primo Santo della storia è quell’uomo che fu crocifisso alla destra del Maestro, un ladro che, in punto di morte, riconobbe, con parole di pentimento e di condanna, il male commesso. Resteranno gli sguardi affettuosi e i gesti semplici del Pontefice. Ma più di ogni altra cosa, tutti abbiamo ben scolpiti nella memoria gli abbracci di papa Francesco ai detenuti e la commozione di ciascun detenuto nel vedersi destinatario di una tale attenzione, di una così grande predilezione.
«Sabato 21 marzo», ha commentato Mimmo, «è arrivata la primavera a Poggioreale, è arrivata con papa Francesco, e con lui in carcere è entrata ancora di più la speranza».

*responsabile del Progetto Carcere dell'Ac di Napoli