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Vocazione sociale
di Giuseppe Bottalico
Non c’è dubbio che la presente fase storica è segnata da un disimpegno del cittadino dalla vita pubblica e da una latente delegittimazione della classe politica. Si potrebbe concludere in un modo un po’ semplificativo affermando - come si fa con i discorsi al bar - che “è colpa dell’attuale classe politica”. Non nego che la classe politica attuale sconta una sostanziosa dose di autoreferenzialità, ma un cristiano che si disinteressa delle vicende della sua città e del suo Paese sta mettendo in pericolo non solo la sua sopravvivenza su questa terrena, ma anche il suo futuro in quella celeste.
In un suo famoso scritto del 1944 - La nostra vocazione sociale – Giorgio La Pira affermava: “Non si dica quella solita frase poco seria: la politica è una cosa "brutta"! No: l'impegno politico – cioè l'impegno diretto alla costruzione cristianamente ispirata della società in tutti i suoi ordinamenti a cominciare dall'economico – è un impegno di umanità e di santità: è un impegno che deve potere convogliare verso di sé gli sforzi di una vita tutta tessuta di preghiera, di meditazione, di prudenza, di fortezza, di giustizia e di carità.” Come comunità cristiana forse dobbiamo fare un’autocritica ed ammettere che mentre dedichiamo la giusta attenzione alla vocazione sacerdotale dei nostri giovani e a quella familiare per chi si avvicina al sacramento del Matrimonio, ancora poco spazio dedichiamo alla vocazione sociale dei fedeli laici. Usando un linguaggio volutamente esagerato potrei dire che si assiste alla mancanza di “Seminari per laici”, ovvero luoghi dove far crescere e maturare la loro vocazione sociale, dove fare crescer il senso di responsabilità verso il prossimo che concretamente s’incontra a lavoro, a scuola, negli spazi del tempo libero, e nei luoghi dove si fanno le scelte politiche. Se sapremo far maturare la nostra vocazione sociale anche la società potrà beneficiare di un seme buono per far fruttificare il campo della speranza.
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