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Tutto quanto aveva per vivere

ac manifesto 2017 18

Dignità e corruzione

 

papa francesco scampia c ansadi Francesco Del Pizzo*

Due sono i termini, che i discorsi di papa Francesco, in particolare quello di Scampia, portano prepotentemente alla nostra attenzione: dignità e corruzione.

«Ma il problema non è mangiare, il problema più grave è non avere la possibilità di portare il pane a casa, di guadagnarlo! E quando non si guadagna il pane, si perde la dignità! Questa mancanza di lavoro ci ruba la dignità. Dobbiamo lottare per questo, dobbiamo difendere la nostra dignità di cittadini, di uomini, di donne, di giovani. Questo è il dramma del nostro tempo. Non dobbiamo rimanere zitti» (papa Francesco, discorso a Scampia, 21 marzo 2015).

 

Nessuna immagine descrive, o meglio, rappresenta la dignità più egregiamente di  quella del lavoro, dell’uomo lavoratore. C’è una prospettiva del lavoro, ben chiara nella Dottrina Sociale della Chiesa, che fa di esso non solo un mezzo di sostentamento, dunque necessario a vivere, ma un valore fondante e fondativo di quell’umano che si estrinseca nel rapporto con la società, che ne riconosce l’utilità e la necessità per il benessere non solo individuale, ma comunitario, contribuendo a dar senso alla vita di ciascuno.

La dignità della persona risiede nella possibilità di lavorare onestamente, per cui un uomo o una donna sono mortificati nel proprio essere se non lavorano o non sono adeguatamente retribuiti: una persona che non lavora è deturpata – si potrebbe dire derubata – di un diritto che è costitutivo di ogni democratica e libera società.

La dignità è sostanziale all’uomo poiché indica la nobiltà della cognizione morale che gli viene proprio dalla sua natura umana.

Non è certo uno spot pubblicitario – anche se oggi così potrebbe sembrare, a tratti quasi una beffa – quanto recita l’art. 1 della nostra Costituzione: “l’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro”: in quest’articolo c’è l’essenza della libertà, poiché chi non lavora facilmente diviene merce di scambio,  schiavo dei poteri forti e pervasivi, che qui a Napoli hanno il nome della criminalità, della camorra.

Chi non lavora è facilmente corruttibile, una città come Napoli, con il tasso di disoccupazione al 24,6% (dati Istat 2014) è potenzialmente una città corrotta.  

«Dicendo che la Repubblica è fondata sul lavoro, si esclude che essa possa fondarsi sul privilegio, sulla nobiltà ereditaria, sulla fatica altrui e si afferma invece che essa si fonda sul dovere, che è anche diritto ad un tempo per ogni uomo, di trovare nel suo sforzo libero la sua capacità di essere e di contribuire al bene della comunità nazionale». Questo era quanto si affermava durante una delle sedute dell’Assemblea Costituente (assemblea costituente LXXII, seduta pomeridiana di sabato 22 marzo 1947, 2369-2370): di un’attualità sconvolgente, dove è chiara la relazione diritto-dovere, ma anche la necessità di slegare ogni possibilità lavorativa dalla logica della “raccomandazione” e dello “sfruttamento”.

C’è un popolo di cittadini onesti che il papa incita a non tacere e, uscendo dalla logica del guadagno facile, a reagire per rivendicare il rispetto in primis della propria dignità che nessuna politica può calpestare, così come pure auspica l’appello dell’AC per le prossime elezioni regionali (http://www.azionecattolicanapoli.it/articoli-adulti/86-ci-interessa-il-bene-della-nostra-regione).

L’arrangiarsi dei napoletani, spesso frainteso e strumentalizzato, è in realtà la prima reazione e se vogliamo il tipico scatto d’orgoglio di chi non si rassegna, ma facendo leva sulla connaturata energia e gioia, cerca di dare un “senso” alla propria esistenza.

Tale “senso” non potrà mai venire da ambienti corrotti o “puzzolenti”, da “sepolcri imbiancati” privi della vera vita: in questo le comunità civiche ed ecclesiali devono essere vigili, perché tutti, nessuno escluso, possiamo cedere alle lusinghe di scorciatoie e di opportunismi vari, che costano il prezzo della nostra dignità e della dignità altrui, anche perché spesso i corrotti hanno il “volto di santerellini” e sono avvezzi a salvare sempre ed in ogni caso le apparenze. (cf. J. M. Bergolio, Guarire dalla corruzione, EMI, Bologna 2013).

Come dire la corruzione è in agguato, sta a noi stanarla innescando percorsi virtuosi di dignità e giustizia sociale!

*Presidente AC – parrocchia “San Ciro a Portici”, professore  presso PFTIM sez. S. Tommaso Napoli [http://www.francescodelpizzo.it]