Ci sono momenti associativi che, più di altri, aiutano a comprendere il senso di un cammino. La giornata di formazione dell’Azione Cattolica di Napoli, con oltre duecento educatori e responsabili, ha restituito soprattutto questa consapevolezza: siamo una comunità chiamata a lasciarsi formare dalla Parola, a discernere insieme e a condividere la responsabilità di un servizio alla Chiesa che prende forma nella concretezza delle persone, delle parrocchie e dei territori.

L’icona evangelica che accompagnerà il nuovo anno, «Vino nuovo in otri nuovi» (Mc 2,18-22), è stata al centro della lectio divina proposta da Luigi Santopaolo: lo Sposo è già in mezzo a noi; il Vangelo non nasce dall’attesa di condizioni migliori, ma dalla capacità di riconoscere una presenza che si manifesta nella bellezza dell’incontro e, insieme, nelle ferite delle sorelle e dei fratelli. È proprio l’umanità concreta, con le sue gioie e le sue fragilità, a impedire che la fede diventi astratta e a ricordarci continuamente dove Dio sceglie di venirci incontro. Dentro questa prospettiva acquista significato anche la stagione assembleare che ci attende. Le assemblee parrocchiali e quella diocesana non sono procedure di rinnovo di organismi e nomine di incarichi; sono piuttosto un’occasione per riscoprire il senso della responsabilità, rileggere con verità il cammino compiuto, ascoltare le comunità e discernere ciò che merita di essere custodito e ciò che, invece, ha bisogno di trovare forme nuove e ri-generate.
Per questo l’immagine della cordata, alla quale il nostro arcivescovo don Mimmo ci richiama, sembra particolarmente adatta a raccontare il nostro essere associazione. Chi cammina in cordata non procede da solo, non guarda soltanto al proprio passo e non può pensare di arrivare indipendentemente dagli altri. È legato a chi gli cammina accanto, impara a fidarsi, sostiene e viene sostenuto e la corda non limita la libertà del cammino, la rende possibile, soprattutto nei tratti più difficili.
È così anche per l’Azione Cattolica: nessun presidente, educatore o responsabile, nessuna associazione parrocchiale può pensarsi autosufficiente. Siamo parte di una Chiesa più grande e di una storia che abbiamo ricevuto in consegna e il nostro compito non è trattenerla, ma renderla ancora feconda, consegnandola a chi verrà dopo di noi.
Anche la dimensione semplice della fraternità appartiene pienamente a questo stile: la condivisione della tavola, con il ritmo familiare del pranzo della domenica, ci ricorda che le relazioni non sono un elemento accessorio della vita associativa. Prima delle iniziative vengono le persone; prima dei programmi viene la capacità di conoscersi, ascoltarsi e riconoscersi parte della stessa comunità.
La testimonianza di Diego Grando ha richiamato, poi, il valore di un sì senza riserve, capace di rimanere fedele anche quando all’entusiasmo iniziale subentrano la fatica e la stanchezza. Ogni responsabilità associativa ha bisogno di tornare continuamente alla propria sorgente, alla Parola, alla ragione profonda per la quale scegliamo di metterci a disposizione.
La celebrazione eucaristica presieduta da padre Franco Beneduce, vescovo ausiliare di Napoli, ha raccolto tutto questo in un’unica immagine: siamo parte di un Corpo che riceviamo e che siamo chiamati, a nostra volta, a spezzare e condividere. Anche il “no” del figlio del Vangelo proclamato può trasformarsi, nel concreto della vita, in un sì capace di entrare nella vigna e portare frutto.
Generare significa costruire legami, affidare responsabilità, accompagnare, lasciare spazio, sostenere il passo degli altri e permettere che qualcuno sostenga il nostro. Come in una cordata.
Forse è questa la consegna più importante per il nuovo anno associativo: non pensare di dover fare tutto e, soprattutto, non pensare di poterlo fare da soli. Ed è dentro questa corresponsabilità che vogliamo continuare a camminare.
Francesco Del Pizzo